Viaggio al Termine...

"Ci veniamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia."

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il Maestro e Margherita - Bulgakov

 

Ho cominciato... Il Mestro E Margherita - Bulgakov

Bulgakov inizia a scrivere il romanzo nel 1928, ma la prima versione va distrutta (come afferma lo stesso autore, viene bruciata in una stufa) nel marzo del 1930, quando Bulgakov viene informato dell'imminiente censura che sarebbe spettata alla sua opera dal contenuto cabalistico (Кабала святош). Bulgakov, si rimette al lavoro nel 1931, completando così la seconda redazione, in cui l'intreccio era già solido e simile a quello definitivo, nel 1936. La terza scrittura dell'opera viene completata nel 1937, ma Bulgakov continua a mettere mano al romanzo ed a "ripulirlo" con l'aiuto della moglie. Egli smetterà di lavorare sulla quarta stesura solo quattro settimane prima della sua morte, nel 1940, e così Il maestro e Margherita verrà ultimato dalla moglie nel 1941.

Nei numeri 11, 1966 e 1, 1967 della rivista «Moskva» appare una versione censurata del romanzo: circa il 12% dell'opera non è pubblicato ed una parte ancora maggiore viene modificata. Le parti censurate e quelle modificate vengono invece pubblicate in samizdat insieme a tutte le indicazioni dei punti in cui il romanzo era stato "corretto". Nel 1967 la casa editrice Posev di Francoforte mise sul mercato una versione completa dell'opera basata sui contenuti dei samizdaty. In Unione Sovietica la prima versione competa del libro curato da Anna Saakjants, viene pubblicato nel 1973 dalla rivista «Chudo¸estvennaja Literatura» («Художественная литература»): questa versione rimarrà quella definitiva fino al 1989, quando venne sostituita da quella preparata dall'esperta letteraria Lidija Janovskaja con l'aiuto di tutti i manoscritti disponibili.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_maestro_e_Margherita

 

Buona notte Capitan America

"Marvel Uccide Capitan America"

 

un cecchino centra il supereroe mentre sta uscendo dall’aula di un tribunale in cui si disputava una causa a favore della liberta' dei cittadini...

 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/base/grubrica.asp?ID_blog=47&ID_articolo=71&ID_sezione=70&sezione=

è per mentire alla propria miseria che cova già nel loculo di tutti.

Quando finisce una storia ti vien voglia di metterti a correre per lasciarla là dietro quella menzogna, che così tanto nauseabonda ti diventa quella roba là, dopo che hai mentito per così tanto tempo alla vita, per negarla che si finisce per farsi tante tenerezze, mica altro, è per mentire alla propria miseria che cova già nel loculo di tutti. Allora tocca approfittarsene di quei attimi di lucidità, prima ancora ti giunga il tanfo di una nuova e tornare nuovamente a mentire a te e a tutto il mondo. In giro, margherite che fioriscono a bordo strada, gente che dorme in macchine impolverate, parcheggiate sotto un lampione, bruciati nel morale e logori nel vestirsiÂ… nel buio dei quartieri depressi, di gente che lavora duro quotidianamente, pur privi di prospettiveÂ… Vedi poi, sfrecciare macchinoni e li vedi laÂ’ che se ne fottono di come vanno le cose agli altri. EÂ’ triste alzarsi la mattina e sapere che i potenti se ne stanno a curarsi i beni costruiti con i soldi della genteÂ… li vedi che si mettono in strada gasati, che le cose vanno tanto bene a loro. Con la loro falsa indignazione ai fatti della vita realeÂ… Nuovi br criminali? Ci andassero loro a lavorare come gli schiaviÂ… E si ricomincia con i conti al buio di un lampione, che ti mancherebbe sono un pneumatico di quella là che saresti fuori dai problemi, e tutta la macchina per esserne una volta per tutte... si ama per mentire alla miseria, che non sei già sua, la miseria è una donna mostruosa e tu te la sei già sposata sulla carta, e allora figli maschi! Evviva! Lo sapevo già questo e non è nemmeno una scoperta miaÂ…

Paese che vai, governo che trovi...

Italia nucleare

www.BEPPEGRILLO.IT

"Ma che volevano di più?" ha detto lo spocchiobaffo sdegnato.
Va capito. Non è informato. Può succedere a tutti qualche volta.
A lui quasi sempre.
Non sa che murodiBerlinoUnioneSovieticapattodiVarsavia NON CI SONO PIU'.
Non sa che la presenza americana in Italia, le basi USA, sono più del dopoguerra, meglio del dopoguerra.
Non sa che le bombe atomiche statunitensi nel nostro territorio sono una novantina, in violazione del trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto dallÂ’Italia.
Non sa che la guerra è finita nel 1945 e che la presenza degli Stati Uniti nel nostro territorio è in contraddizione con la sovranità nazionale.
Non sa che i 200.000 di Vicenza non vogliono la base.
Non sa che Zapatero, il giorno dopo le elezioni, ha mantenuto la parola verso i suoi elettori. E ha ritirato SUBITO le truppe dall'Iraq.
Non sa, il dipendente, che è stato messo lì dai suoi elettori e non georgedabbliubush.
Non sa che l'Italia è un bersaglio nucleare in caso di guerra.

Alcuni cittadini hanno denunciato il Governo degli Stati Uniti al tribunale di Pordenone per la presenza di 50 ordigni nucleari nella base di Aviano. L'udienza delle parti è fissata per il 23 marzo 2007. I cittadini hanno chiesto informazioni sullÂ’esistenza delle atomiche al colonnello della base. Gli ha risposto che avrebbe verificato su Internet. Fatelo anche voi leggendo il Rapporto Kristensen sulle bombe e l'esposto.
Piero Ricca ha intervistato i promotori della denuncia."

- Beppe Grillo

Vedite anche...

 

Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00021
Atto n. 1-00021

Pubblicato il 13 luglio 2006
Seduta n. 18


MARTONE , PISA , FERRANTE , RIPAMONTI , PETERLINI , RUSSO SPENA , BRISCA MENAPACE , ALBONETTI , ALLOCCA , BELLINI , BOCCIA Maria Luisa , BONADONNA , BRUTTI Paolo , CAPRILI , COSSUTTA , DI SIENA , DE PETRIS , DONATI , GAGLIARDI , GIANNINI , MALABARBA , MELE , SCALERA , SILVESTRI , SODANO , TECCE , TURIGLIATTO , VALPIANA

Il Senato,

premesso che:

le armi nucleari continuano ad essere la più grave minaccia alla sopravvivenza della specie umana e del pianeta;

verso la metà degli anni ‘60, in piena guerra fredda, inizia a farsi sentire la preoccupazione per la proliferazione delle armi atomiche. Nel 1961 lÂ’ONU apre un grande dibattito sulle misure per la prevenzione della diffusione degli ordigni nucleari che si conclude nel 1968 con la firma del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP);

oggi il Trattato vede lÂ’adesione di tutti gli Stati del mondo, dotati di armi nucleari e non, ad eccezione di India, Israele e Pakistan. LÂ’obiettivo principale del Trattato è, nel breve periodo, il controllo e, nel lungo periodo, il disarmo totale di tutti quei Paesi ancora in possesso di armi atomiche. Il Trattato proibisce, infatti, agli Stati firmatari di fabbricare, distribuire o acquisire armamenti, tecnologie o materiali utilizzabili per la loro costruzione;

il regime previsto dal TNP oggi risulta essere particolarmente indebolito dalla decisione, consolidatasi nel corso dellÂ’ultima Conferenza di revisione (2005), di dare priorità ad uno dei tre pilastri del Trattato, privilegiando la non proliferazione rispetto al disarmo delle potenze nucleari, mettendo così a rischio tutta lÂ’architettura multilaterale sul disarmo nucleare;

attualmente i principali Paesi che dichiarano di possedere armi atomiche, facendo parte del cosiddetto Club dell'atomo, sono: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan e India. Israele ufficialmente non dichiara di possedere armi nucleari ma è opinione diffusa che disponga di un arsenale nucleare "illegale" composto di 100 o 200 testate. La Corea del Nord ha un programma nucleare dichiarato ufficialmente e, secondo alcune fonti, già disporrebbe di alcune testate nucleari, mentre altre nazioni, prima fra tutte l'Iran, sono fortemente sospettate di perseguire un programma di armamento nucleare;

tre Repubbliche dell'ex URSS (Bielorussia, Kazakistan e Ucraina) hanno già aderito al TNP come Stati non nucleari. Questo implica che, in un periodo limitato di tempo, le armi nucleari dell'ex URSS, collocate fuori dal territorio della Federazione, dovranno essere ricollocate nella stessa Federazione Russa;

la pressione del mondo occidentale sullÂ’Iran e sullÂ’Agenzia internazionale per lÂ’energia atomica (Aiea) porta la questione del nucleare iraniano allÂ’attenzione del Consiglio di Sicurezza dellÂ’ONU, anche per iniziativa di Paesi dellÂ’Unione europea, in particolar modo di Francia e Gran Bretagna, due dei negoziatori che si trovano in violazione del Trattato di non proliferazione, per non avere rispettato lÂ’obbligo del disarmo nucleare imposto dallÂ’art. VI del Trattato e ribadito dal parere della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 7 luglio 1996;

secondo il parere della CIG, “i Governi hanno l’obbligo di impegnarsi in negoziati internazionali che portino ad una proibizione totale e globale delle armi nucleari”;

gli Stati Uniti, in questo momento, sono lÂ’unica potenza nucleare ad avere proprie armi atomiche dispiegate sul territorio di altri Stati;

il Governo statunitense ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche;

il «Nuovo Concetto Strategico» adottato dalla NATO nel 1999 (e le successive modificazioni) afferma esplicitamente il ruolo essenziale giocato dalle forze nucleari degli Alleati e si è adeguato allÂ’evoluzione delle dottrine nucleari statunitensi (un documento riservato del 2000 prevede la possibilità dellÂ’uso di armi nucleari contro Stati dotati di armi chimiche o biologiche, anche aderenti al TNP, in aperta violazione della Garanzia di sicurezza negativa);

il Trattato impone agli Stati nucleari (art. I) di «non trasferire assolutamente a nessun destinatario armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi o il controllo su tali armi o congegni esplosivi direttamente, o indirettamente; ed a non assistere, incoraggiare, o indurre in nessun modo qualsiasi Stato che non disponga di armi nucleari a fabbricare od acquisire altrimenti armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, o il controllo su tali armi o congegni esplosivi», ed agli Stati non nucleari (art. II) di «non ricevere assolutamente da qualsiasi cedente il trasferimento di armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi o il controllo su tali armi o congegni esplosivi direttamente, o indirettamente; a non fabbricare o acquisire altrimenti armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi; e a non cercare o ricevere nessuna assistenza nella fabbricazione di armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi»;

sei Paesi europei - Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito - ospitano, in base agli accordi NATO sulla “condivisione nucleare” , 480 bombe nucleari di proprietà e sotto il controllo degli USA;

secondo i dati contenuti nel dossier “US Nuclear Weapons in Europe” pubblicato dal Natural resource defense Council americano nel febbraio 2005, in Italia sono custodite, in virtù dellÂ’accordo Stone Ax con gli USA, 50 bombe atomiche nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Le bombe nucleari sono del modello B 61, che ha una potenza massima di 170 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima, e può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Questo tipo di arma non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri;

lÂ’Italia stessa risulterebbe pertanto in violazione del Trattato, contraddicendo le regole di non proliferazione che Stati Uniti ed Europa cercano di imporre ad altri Paesi e pregiudica la credibilità e lÂ’autorevolezza dellÂ’Italia nei consessi internazionali relativi al disarmo nucleare ed alla non proliferazione;

le 90 bombe atomiche presenti a Ghedi ed Aviano non sono gli unici ordigni nucleari presenti sul territorio nazionale, basti pensare a quelle testate trasportate da sommergibili a capacità nucleare che possono attraccare liberamente in ben 11 porti italiani, con gravi rischi per la sicurezza, grazie ad accordi con gli USA coperti da segreto militare, o quelli ancora distaccati presso la base statunitense di Santo Stefano sullÂ’Isola de La Maddalena;

considerato che:

gli Stati autonomamente possono decidere di non accettare queste armi ed hanno il potere di richiederne la rimozione; infatti gli ordigni nucleari USA-NATO sono stati rimossi dal Canada, dalla Grecia, dalla Danimarca (Groenlandia) e dall'Islanda, ed ognuno di questi Paesi continua a far parte in maniera attiva della NATO;

i Governi dei Paesi europei membri della NATO rivestono un ruolo diretto nello sviluppo delle politiche dell'Alleanza e hanno la possibilità di modificare queste politiche, e che il prossimo novembre si terrà a Riga la Conferenza annuale della NATO che tra lÂ’altro ridiscuterà del Concetto strategico della NATO;

molte sono le iniziative in corso in tutto il mondo, guidate dalla campagna Mayors for Peace, lanciata dai Sindaci di Hiroshima e Nagasaki e dalla coalizione “Abolition Now!”, promossa da più di 2.000 associazioni e organizzazioni non governative in tutto il mondo;

la questione degli accordi di condivisione nucleare è stata oggetto di importanti iniziative in parlamenti di Paesi NATO, tra cui Germania e Belgio. In questÂ’ultimo, Camera dei Deputati e Senato hanno approvato risoluzioni che richiedono la rimozione degli armamenti nucleari statunitensi dal loro Paese;

nell'ambito di un sondaggio commissionato recentemente da Greenpeace ad Eurisko, alla domanda “Vuoi che l'Europa sia libera o no dalle testate nucleari?”, il 71,5 per cento degli italiani ha risposto affermativamente a questa domanda,

impegna il Governo:

a richiedere alla NATO che gli armamenti atomici di stanza in Italia siano riconsegnati agli Stati Uniti per lo smantellamento;

a garantire la creazione di un sistema di verifica indipendente e pubblicamente responsabile che accerti lÂ’assenza degli ordigni nucleari e lo smantellamento dei ricoveri protettivi;

a pubblicare un rapporto annuale sull'ambiente e di controllo della radioattività delle basi militari nucleari e a redigere un piano di intervento e bonifica di ogni contaminazione inquinante e/o radioattiva durevole derivante dalla presenza di armamenti atomici;

ad avviare un confronto politico allÂ’interno dellÂ’Unione europea affinché la comunità stessa richieda agli Stati Uniti il ritiro di tutti gli ordigni atomici USA-NATO presenti in Europa per il loro smantellamento;

a chiedere al Consiglio Nord Atlantico di cancellare qualsiasi riferimento esplicito agli armamenti nucleari da ogni missione, mandato, concetto strategico e struttura della NATO, inoltre a far in modo che l'intero equipaggiamento militare e le infrastrutture assegnati alla NATO non forniscano sostegno e supporto ad una qualsiasi missione nucleare della NATO;

ad intervenire in tutte le sedi opportune affinché osservatori internazionali appartenenti alle Nazioni Unite e all'Aiea abbiano il mandato, dÂ’intesa con la NATO, di sorvegliare il ritiro degli armamenti atomici USA-NATO, e la distruzione dei ricoveri protettivi per gli ordigni in tutti gli hangar, nonché di effettuare regolari ispezioni di quegli stessi siti onde garantire che il potenziale nucleare non possa esservi ripristinato;

a rivedere il «Nuovo Concetto Strategico», adottato dalla NATO nel 1999, con successive modificazioni, dove si afferma esplicitamente il ruolo essenziale giocato dalle forze nucleari degli Alleati e adeguato all’evoluzione delle dottrine nucleari statunitensi;

a sostenere nellÂ’ambito delle Nazioni Unite la convocazione della Conferenza ONU sul disarmo per rilanciare a livello internazionale unÂ’iniziativa per il disarmo nucleare e per la creazione di aree denuclearizzate in Medio Oriente e nel Mediterraneo.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=15&id=210849

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Incredibile che non e' passata la legge? Ma siete incredibili voi!!!!!

Viaggio al Termine della Notte - L.F.C. pag 205 La repubblica il 900

205 “Continuando a perorare a quel modo tra una furberia e una banalità non potevo impedirmi di scorfere più chiaramente altre ragioni oltre alla malaria per la depressione fisica e morale da cui mi sentivo sopraffatto.Si trattava in più dÂ’un cambiamento dÂ’abitudine, bisognava che imparassi ancora una volta a riconoscere nuovi volti in un nuovo ambiente, altri modi di parlare e di mentire. LÂ’indolenza è quasi forte come la vita. La banalità della nuovo farsa che bisogna recitare vi annienta e vi occorre tutto sommato ancora più vigliaccheria che coraggio per ricominciare. È questo lÂ’esilio, lÂ’estraneo, questa inesorabile osservazione dellÂ’esistenza come è davvero durante quelle poche ore lucide, eccezionali nella trama del tempo umano, in cui le abitudini del paese precedente vi abbandonano, senza che le altre, le nuove, vi abbiano ancora rincoglionito a sufficienza,
Tutto in quei momenti viene ad aggiungersi alla vostra immonda miseria per forzarvi, debilitati come siete a scoprire le cose, la gente e lÂ’avvenire così come sono, cioè degli scheletri, nientÂ’altro che nullità, che bisognerà tuttavia amare, vezzeggiare, difendere, animare come se esistessero.”
Â….
“il viaggio è la ricerca di questo niente assoluto, di questa piccola vertigine per ciglioni.”

Brigate Rosse - Beppe Grillo

 

brigate_rosse.jpg

 

"I sindacalisti sono istituzionali, qualche volta conservatori, spesso riformatori. Osservatori del mondo del lavoro. Amano lo Stato, diventano presidenti della Camera, del Senato. Perfino ministri e sindaci. Dopo lÂ’Arma dei Carabinieri ci sono loro. E allora perchè nessuno si è chiesto perchè dei sindacalisti sono diventati brigatisti rossi?
Forse perchè
1200 persone muoiono sul lavoro ogni anno? Morti con stile. Meglio che nei racconti di Hannibal Lecter. Negli ultimi giorni un operaio è morto in una vasca di trielina e un altro è stato incenerito da una fiammata.
Forse perchè molti sono assunti solo dopo morti per regolarizzarli?
Forse in questi sindacalistibrigatisti si è insinuato il dubbio che in Italia esista lo schiavismo? E che i diritti conquistati nel dopoguerra siano stati annullati dalla legge Biagi?
Chissà.
I sindacalisti sanno che un banchiere condannato per bancarotta in Italia non rischia niente. Che in Parlamento stanno comodamente seduti
venticinque condannati in via definitiva. E che se ad essere condannato fosse un operaio nessuno gli darebbe più un lavoro. Hanno arrestato quattro persone perchè distribuivano volantini a sostegno delle Brigate Rosse. Dopo due giorni le hanno rilasciate. Nulla da obiettare. Ma se ci fosse la stessa severità nei confronti del vertice Telecom, dei manager di Stato che hanno trasformato le aziende in scolapasta e delle amministrazioni corrotte quanti ne dovrebbero arrestare?
Farsi qualche domanda può aiutare a capire perchè nella CGIL si annidassero dei pericolosi brigatisti. O più semplicemente delle persone che, sbagliando, non vedevano altre vie.
Capirne 20 per evitarne 100.000."

- Beppe Grillo

http://www.beppegrillo.it/2007/02/brigate_cgil.html

Beatitudine, sembrava triste di partire, è sempre così...

Camminando sul cemento chiassoso del traffico mattiniero, mi reco all'università, a passettini, passo davanti il vecchio laboratorio, che a salvarmi forse m'ha rovinato. All'università niente di nuovo, se nonché il tempo ch'è passato, è brutto guardarsi intorno e capire che s'è fuori dai giochi, che sei da ritiro ormai, che le coscienze giovani allettano le speranze della vita, più di te, ormai alla coda della gioventù. Incrocio D. un'amica, abbiamo fatto lo stesso liceo io e lei, sicuramente facoltosa di famiglia, con quello che costa! La bellina era contenta di vedermi, camminava con la mamma, anche lei molto bella, è proprio vero, più che la bellezza in sé, sono i soldi a far belle le donne. Le vedi che passeggiano le signore di certi quartieri, di certi palazzi, che appresso si lasciano gli sguardi invidiosi, della loro gioventù eterna.
Era felice di vedermi dunque,
"Ho sentito che stai partendo."
"E sì, m'hanno presa!"
Partiva a Cambridge, all'olimpo della ricerca con tutti gli strumenti che ti pare, mica come qua che per reggere un cilindro ti cola il sudore sulla fronte perché è l'ultima rimasta. Beatitudine, sembrava triste di partire, è sempre così, ci provano tutti ad andarsene nella scienza italiana, ma poi quando è il turno tuo, ti vien la malinconia, perennemente infelici, sia qua che là, coerenti fino alla fine, vivere con tutto, o con niente è presso che lo stesso, la differenza sta nel quanto te ne frega che c'hai niente al mondo, e quanto ti disturba il cambiamento...

 

Muro Palestinese

NOTTE MACROSCOPICA

MEDIO ORIENTE Olmert vuole cambiare il tracciato del muro Il primo ministro israeliano Ehud Olmert sta pensando di cambiare il tracciato del muro di separazione con la Cisgiordania per includere gli insediamenti colonici di Nili e Na'aleh. Il nuovo percorso isolerebbe circa 17mila palestinesi dal resto dei Territori. La portavoce del governo Miri Eisin ha detto che una decisione definitiva sarà presa nelle prossime settimane. Gulf News, Emirati Arabi Uniti

 

http://kyo.leonardo.it/foto

L'arte del sogno - Michel Gondry

Ho visto....
La locandina di L'arte del sogno

L'arte del sogno
( 2005 )

TITOLO ORIGINALE
The Science of Sleep
NAZIONE
Francia
GENERE
Commedia, Drammatico
DURATA
105 min. (colore)
DATA DI USCITA
19 Gennaio 2007

REGIA
Michel Gondry
SCENEGGIATURA
Michel Gondry
DISTRIBUZIONE
Mikado
SHOP
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PROTAGONISTI
Gael García Bernal
Charlotte Gainsbourg
Jean-Michel Bernard
Emma de Caunes
Alain Chabat
Miou-Miou
Aurélia Petit
Pierre Vaneck
...

Dall'autore di Se mi lasci ti cancello ( 2004 ), un film sintetico sul suo modo di fare cinema. Estremamente originale, ma non ha la poesia che aveva il precedente.

Vedi anche Eternal sunshine in a spotless mind

 

Voto 7.7

Confronto Tra l'Odissea-Viaggio al Termine della Notte

Guardate cosa ho trovato...

"Viaggio al Termine della Notte, un anti Odissea" (in fr)

Plan

        1. Introduction : le mythe, une matrice de données signifiantes

        2. Les références explicites à Ulysse dans l'½uvre de Céline : Foudres et Flèches et Féerie pour une autre fois

        3. L'utilisation en immergence de la figure d'Ulysse dans Voyage au bout de la nuit

                A. Le but du voyage : l'intention centripète d'Ulysse et celle centrifuge de Bardamu

                B. Molly et Calypso : l'offre d'une autre vie

                C. Voyage au bout de la vie : la descente aux Enfers

        4. Conclusion

        Bibliographie

http://bcs.fltr.ucl.ac.be/FE/11/voyage.htm

Louis-Ferdinand Céline - Lev Trockij, maggio 1933

Immagine:Leon trotsky.jpg

«Louis-Ferdinand Céline ha fatto il suo ingresso nella grande letteratura come altri entrano a casa loro. Uomo di grande maturità, dotato della vasta provvista di osservazioni del medico e dell'artista, forte di una suprema indifferenza nei confronti dell'accademismo e con una sensibilità eccezionale per la vita e per il linguaggio, Céline ha scritto un libro che resterà, quand'anche ne scrivesse altri e che fossero dello stesso livello. Il Viaggio al termine della notte, romanzo del pessimismo, è stato dettato dallo sdegno nei confronti della vita e dalla stanchezza ch'esso genera più che dalla rivolta. Una rivolta attiva è sempre unita alla speranza. Nel libro di Céline di speranza non v'è traccia.»


Lev Trockij, maggio 1933

 

http://www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=3095

Apri Gli Occhi (Abre los ojos)

Ho visto....

Apri Gli Occhi (Abre los ojos)

 

Cast
 
Regia
 
Sceneggiatura
 

Diciamo che Vanilla Sky e' copiato scena per scena, inquadratura per inquadratura. Il volto e' piu' alto per l'originalita'.

 

Voto 8.2

Blade Runner - Ridley Scott

Ho rivisto....
Blade Runner
 
 

Ispirato dal romanzo (Do Androids Dream of Electric Sheep?)http://www.eymerich.com/articoli/art11.htm
 
«I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched c-beams glitter in the dark near the Tanhauser Gate. All those... moments will be lost... in time, like tears... in rain. Time to die.»

Voto: 9.2

 

Titolo: Blade Runner (Id.)
Regia:
Ridley Scott
Sceneggiatura:
Hampton Fancher, David Webb Peoples
Fotografia:
Jordan Cronenweth
Interpreti:
Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward J. Olmos, Daryl Hannah, M. Emmet Walsh, Brion James, William Sanderson, Joe Turkel, Joanna Cassidy, James Hong, Morgan Paull, Kevin Thompson, John Edward Allen, Hy Pyke, Kimiko Hiroshige, Bob Okazaki, Carolyn DeMirjian, Leo Gorcey Jr, Sharon Hesky, Kelly Hine, Tom Hutchinson, Steve Pope
Nazionalità:
USA, 1982
Durata: 1h. 57'

Il tamburo di Latta - Grass Günter

Titolo Il tamburo di latta
Autore Grass Günter

Il tamburo di latta (Grass G.)Ho cominciato Il tamburo di Latta

Ed. Novecento della Repubblica

Welby - Nottefonda nel nostro animo.

Lettera a Napolitano :"Io amo la vita, presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso... Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita... è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio... è lì, squadernato davanti ai medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà''.

 
- Piergiorgio Welby

Tutta la verità su Houellebecq - Camilla on line

Tutta la verità su Houellebecq

houellebecqnoguez.jpghouellebecqds.jpgE' uscito in Francia il primo testo critico di spessore su Michel Houellebecq: lo ha scritto il corrosivo e intelligentissimo saggista e romanziere Dominique Noguez, si intitola Houellebecq en fait e si tratta di un libro che nessun critico italiano avrebbe il coraggio di dedicare a un contemporaneo. Prima di compiere un'incursione tra le pagine di questo diorama che fa impazzire le tessere del mosaico-Houellebecq, qualche parola su Noguez è utile per comprendere come sia possibile che in Francia venga dato alle stampe un testo simile. Dominique Noguez è un semileggendario intellettuale che fa da eminenza grigia a parecchie realtà editoriali parigine, di prestigio e non. Ha pubblicato una serie di interventi sui contemporanei, soprattutto sulla Duras, che sarebbero inconcepibili qui da noi. E' autore del sublime Amour noir, un resumé dell'ironia infernale che non domina il nostro tempo. Su Houellebecq, Noguez ha tutto il diritto di scrivere: è tra coloro che hanno scoperto e lanciato l'autore delle Particelle elementari.

noguez.jpgE' pazzesca l'autocertificazione di generosità intellettuale che Noguez mette in prefazione a questo suo libro (una prefazione straordinaria, una ricchezza di sguardi e prospettive che si mangia letteralmente l'aridità della critica sterile all'italiana): egli dichiara che, se c'è un mandato letterario che sente con urgenza, è quello di entrare nel corpo dell'opera vivente dei viventi e, quindi, l'imperativo categorico più immediato è quello di occuparsi di coloro che sono a lui prossimi, con l'intento esplicito di iniziare, da subito, nel presente, un'opera di storicizzazione dell'esistente. Un'esercizio che più critici nostrani definiscono impossibile, scabroso e - non si sa perché - addirittura ontologicamente scorretto. Per questo fa impressione osservare con quale rigore congiunto a entusiasmo una cultura in piena fossilizzazione - com'è in realtà quella francese - ci dia lezioni di vitalità e stile: stile dello sguardo e del pensiero.
Che cos'è, nei fatti, Houellebecq? Dice Noguez: "E' il Baudeleire dei supermercati", è "il Buster Keaton dell'informatica", è "l'inventore, a partire dallo humor nero, per mezzo di una scrittura bianca, dello humor grigio". Cioè: "Michel Houellebecq è il primo scrittore autentico del tempo storico della brutta globalizzazione che stiamo vivendo". L'anatomopatologia di Houellebecq non è una mitopoiesi: è l'analisi di una piattezza metallica, che culmina - per ora - con Lanzarote, l'antiUtopia, l'isola globale in cui, tra raeliani e scientologisti e turismo di massa e sesso anosmico, si respira l'aria rarefatta del grande sogno tecnocratico - il grande sogno che è il nostro incubo, quella diabolica libido che tenta di farsi storia dividendo l'uomo dall'uomo.
Noguez accompagna le sue esplorazioni critiche del cosmo houellebecqiano con pagine di diario, tutte dedicate alla frequentazione - acida e sonnolenta e ciclotimica - della frequentazione di questo poeta narratore performer, a volte depresso e sonnambolico, altre volte maniacalmente lucido, spesso impegnato in un corpo a corpo vigoroso ed estenuante con l'esistente: un esistente che, quasi sempre, prende le forme del leviatano di una pubblica opinione mediatica e puritana. Per questo la forma diario diventa uno strumento di deflagrante esposizione di verità non nascoste: poiché Houellebecq passa prima come fascista, poi viene incluso nel branco dei cosiddetti "scrittori neoreazionari" (in cui è incluso, almeno per me incomprensibilmente, anche Maurice Dantec), infine gli viene intentato un autentico processo. Seguire le giornate, le ferocissime battute gnomiche di Houellebecq, i travagli degli appelli di intellettuali e operatori della cultura, le mossettine dei giornalisti - insomma seguire tutta questa antinatura, secondaria e stupidissima, con cui lo scrittore deve fare i conti, significa addentrarsi in un labirinto critico potentissimo, secondo il paradosso tutto contemporaneo per cui la cronaca diventa critica (qui in Italia esiste un unico esempio, non a caso avversatissimo dalla stolidità accademica, di critica attualistica e politica del genere: è Il tradimento dei critici di Carla Benedetti).
Però la sconcertante ricchezza di analisi che Noguez dispensa in Houellebecq en fait è tale da fare mangiare la polvere a qualunque critico contemporaneista. Non c'è soltanto la forma diaristica, che già di per sé avrebbe strutturato un libro eccezionale. A metà testo, Noguez interviene sul piano meno indagato dell'opera dell'autore di Piattaforma: lo stile. Lo stile, soprattutto per Hoellebec, è il perno della piattaforma. Non si dà una capacità di resa simile della piattezza (che è l'autentico cinismo di Hoellebecq) a partire da una tanto impressionante "assenza di stile" senza calcolo o, direi, senza orecchio: la memoria ritmica di Hoellebecq è evidente, le sue intermittenze presuppongono una capacità di ascolto dei silenzi tra apici e pieni. Per questo Noguez fonda una sorta di antistilistica, rovesciando i paradigmi consolidati e mettendo in evidenza - ma è un esempio tra molti - la centralità sintattica del punto e virgola in Houellebecq. O questa cosa la si capisce, o si continuerà a perpetuare il truismo inverificato di uno scrittore ideologico o, il che è lo stesso, postideologico, postetico e postmoderno: il che è il contrario della realtà.
houellebecqsin.jpgE qui si giunge al centro del maelstrom Houellebecq: il punto vuoto da cui origina il ciclone di ciò che si dice di lui e dei suoi libri. Appare, nella vulgata delle scemenze, la figura paradandistica o controdandistica di un depresso cronico che, siccome percepisce il mondo come sfiga, dice che il mondo è sfigato, brutto, maleodorante: una specie di negativo di Wilde o di Baudelaire ad usum profani, con tutto il corollario di scontri processuali e di costume con la società a lui contemporanea che anche per Wilde e Baudelaire era stato messo in risalto. Queste sono emerite stronzate, che si fondano sulla cecità di una società che non riesce più a vedere i propri grandi scrittori, mentre i grandi scrittori riescono a vedere benissimo la propria società. La cecità sociale, nella sua informe e gorgogliante idiozia, pensa che Houellebecq sia i suoi personaggi e che la finta cronaca che racconta sia la cronaca. La cecità sociale, dunque, arriva a stupirsi di tutto: che dopo Piattaforma davvero esploda un ordigno terrorista a Bali o che dopo Lanzarote divenga realtà la fiction raeliana della clonazione - il tutto dopo avere pensato che questa stessa fiction fosse una cattiva intenzione da parte dello scrittore, un ammorbamento del cuore sentimentale e tutto emotivo di cui uno scrittore, per fetida ideologia del presente, dovrebbe essere dotato. Ovviamente, le cose non stanno così. Houellebecq non è, egli stesso, un reazionario e non si sa bene che cos'è. Il suo successo, come capita per ogni successo, è l'esplosione di un fraintendimento. Il pericolo è nello sguardo di chi legge e non - almeno in questo momento - nella penna di chi scrive. L'idea che la nostra sia una storia finzionale - il che è uno degli esiti poetici più immediati dell'opera di Hoellebecq - non è declinabile secondo rozzezza: la storia esiste eccome e l'uomo la inventa e la agisce secondo dinamiche del caos e dell'ordine. Figuriamoci se uno che non crede a Dio finisce per non credere all'uomo! Houellebecq è un umanista e il negativo che evoca viene sempre costantemente sciolto nello humor grigio di cui Noguez anticipa caratteristiche stilistiche e filosofiche. Leggete i libri di Houellebecq come opere zen (Opera bianca, del resto, è uno dei pezzi di maggior bravura del suo ancora intradotto Intérventions): l'individuo che si scontra con la storia, la interiorizza e la scioglie, approdando a un limbo fatto di silenzio, un'esperienza singolare, personale, di incapacità a enunciare verbo, che non ha nulla a che vedere con la condotta pubblica e l'intenzione di agire politicamente nel mondo. Se non così, se si vuole restare a una lettura sociale dei libri di Houellebecq, bisogna comprendere che ciò che egli racconta è una denuncia: il contrario dell'assenso al nichilismo di cui lo si accusa.
Se c'è un benvenuto che Houellebecq non dà è quello che introduce al deserto del reale: egli dà il benvenuto al deserto di sé, in un senso polarmente opposto a quello del facile nichilismo a cui i francesi ci avevano abituato e a cui, a quanto pare, gli italiani si sono abituati benissimo.

Pubblicato Aprile 28, 2003 07:42 AM
http://www.carmillaonline.com/archives/2003/04/000207.html

GAO XINGJIAN Viaggio al termine della notte cinese

Viaggio al termine della notte cinese

Da: dal Corriere
Categoria: Articolo stampa
Nome remoto: 213.254.3.151
Data: 05 Jun 2002
Ora: 09:52:04

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DISSIDENTI Esce «La montagna dell’anima», capolavoro del premio Nobel: un lungo percorso alla ricerca delle radici in una terra offesa da confucianesimo e marxismo

GAO XINGJIAN Viaggio al termine della notte cinese

di RENATO FERRARO

La Cina che tutti sogniamo, la Cina magica delle leggende e dei cantastorie, la Cina che il comunismo e poi il consumismo hanno quasi obliterato, la Cina spirituale, libera e individualista del Tao e dello Zen, la Cina che sopravvive in segreto nel cuore di quei cinesi - e sono tanti - non piegati da millenni di confucianesimo e qualche decennio di totalitarismo leninista. Questa è la Cina in cui ci accompagna Gao Xingjian, lo scrittore pechinese esule a Parigi, premiato nel 2000 con il Nobel per la letteratura. La montagna dell'anima è il titolo del romanzo ed è il luogo sacro verso il quale l'autore ci conduce, senza mai giungervi perché non è in nessun posto ed è ovunque, «è nel profondo di ciascuno di noi». Da oggi in libreria, La montagna dell'anima è il terzo volume delle opere complete di Gao Xingjian, che la Rizzoli ha cominciato a pubblicare l'anno scorso con i racconti Una canna da pesca per mio nonno e una raccolta di lavori grafici a inchiostro di china. La definizione di romanzo fiume si addice alla Montagna dell'anima non solo per la lunghezza. È il romanzo di un fiume, lo Yangtze, il Fiume azzurro, che la narrazione segue attraverso foreste e montagne e attraverso presente e passato, e nelle cui acque si riflettono natura e uomini, passioni, violenze, sogni, e l'intera storia dell'Impero di mezzo. Ed è un fiume romanzesco, in cui il «flusso della lingua» crea situazioni e personaggi, e trasporta il lettore nella Cina delle magie e degli incantesimi, dei rituali e delle superstizioni, dei briganti ed eremiti, dei mandarini crudeli e dei burocrati comunisti ottusi, dei signori feudali e delle Guardie rosse. La struttura fluida della narrazione procede per onde, rivoli, correnti, secondo il gioco dello Yin e dello Yang, diverso dalla nostra logica meccanica occidentale. In patria il sessantaduenne Gao Xingjian è persona non gradita da quando nel 1989, dopo la tragedia di Tienanmen, condannò il regime e rese la tessera del partito. Comunque «uomo contro» egli era apparso fin dai suoi esordi letterari, dei quali aveva dovuto fare un falò all'inizio della Rivoluzione culturale senza per questo sottrarsi a sei anni di «rieducazione» in campagna. Riabilitato dopo il crollo del maoismo nel 1979, era subito finito nel mirino della campagna contro «l'inquinamento borghese», per un saggio sulle tecniche del romanzo moderno che definiva spazzatura tanto il realismo socialista quanto la nuova scuola al servizio delle riforme. Figlio di unÂ’attrice e laureato in Letteratura francese, traduttore di Ionesco e dei surrealisti, Gao ebbe nei primi anni Ottanta un periodo di celebrità a Pechino come autore di teatro. Fermata d'autobus , vietato dopo poche rappresentazioni nell'83, è un remake di Aspettando Godot , e Godot è il socialismo con le sue promesse mai mantenute. Nell'85 L'uomo selvaggio , cronaca di una caccia a Yeren, l'uomo delle foreste cugino dello Yeti, attacca la cultura repressiva confuciana, a favore delle più spontanee tradizioni taoista e buddhista. «Senza Confucio, la sua ideologia del conformismo e le sue tecniche di controllo sociale - ci disse allora Gao - la Cina si sarebbe sottratta a tirannidi e sottosviluppo». Yeren riappare in La montagna dell'anima , come proiezione degli impulsi e desideri ricacciati dall'ipocrisia confuciana non nel fondo delle foreste ma nel profondo dell'inconscio, da dove causano gli scoppi di brutalità fisica e sessuale riferiti ogni giorno dalla stampa cinese. Sesso e violenza, deliri e passioni sono temi ricorrenti del romanzo, insieme con la descrizione dei disastri ambientali e sociali prodotti dalla dittatura, cui s'aggiungono i guai prodotti dalla corsa all'arricchimento. La tela del racconto è un viaggio di dieci mesi e 15 mila chilometri, in autobus, in bicicletta, a piedi, fatto nel 1987 lungo il corso del Fiume azzurro, dalle sorgenti al mare. Angosciato dal clima politico di Pechino, Gao Xingjian aveva preso la fuga verso la Cina interna dove era vissuto da piccolo, abitata da minoranze etniche che conservano costumi e ricordi di ere primordiali o almeno dell'epoca precomunista, colorita e fantasiosa: «Cercavo la pace, cercavo la libertà, cercavo l'essenza della cultura cinese. Cercavo me stesso». La cronaca del viaggio è il tenue filo conduttore. L'intreccio è ridotto al minimo, i personaggi privi d'un nome, talvolta semplici ombre. Le immagini s'accumulano componendo poco alla volta un affresco, la struttura è aperta a ogni direzione che prenda la parola: nel presente o indietro nel passato, con salti di secoli o millenni, verso il mondo esterno o giù nell'anima. C'è un «io» narrante che diviene un «tu» narrato, e un «lui». C'è una «lei» che poi, si apprende, è stata creata da «te»: «Tu hai fatto appello a lei come io ho fatto appello a te... Mentre io, nel corso del lungo viaggio ero immerso nelle fantasie, tu, riflesso del mio io, facevi un viaggio interiore». Gao ha l'ossessione dell'Ego, «questo mostro che mi tormenta». Anche le donne, confessa, lui che di donne è vorace, sono «fantasmi di cui mi servo per illudermi». Il mondo è caos, e l'Ego «il caos supremo». Affascinato dal buddhismo Chan cinese, matrice dello Zen, lo scrittore si chiede se la pace possa essere raggiunta attraverso l'annientamento dell'io cosciente, come insegnava Buddha. A cavallo fra cultura della Cina e cultura moderna occidentale, fra classicismo e sperimentalismo, Gao Xingjian dà prova di un virtuosismo prodigioso nel costruire un'opera estremamente complessa e che eppure risulta al lettore facile e scorrevole, nella traduzione, a sua volta virtuosistica, di Mirella Fratamico, che ha dovuto trasferire la pittura con ideogrammi sonori in frasi ingabbiate da regole grammaticali e sintattiche ignote alla duttile ed evanescente lingua cinese.

Il libro di Gao Xingjian, «La montagna dell’anima», esce oggi da Rizzoli (pagine 644, euro 21,50)

© Corriere della Sera

O anche

Titolo La Montagna dell'Anima
Autore Gao Xingjian
Prezzo
¤ 8,50
Dati 640 p., brossura
Anno 2002
Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Collana Scrittori contemporanei

La Montagna dell'Anima

Houellebecq: La possibilità di un'isola - Giuseppe Genna

Houellebecq: La possibilità di un'isola

Comprendo, ma non condivido, le ragioni che conducono Mario Andrea Rigoni a leggere l'ultimo romanzo di Michel Houellebecq come fosse un fumetto male riuscito. Ha ragione Rigoni: è un libro assai sghembo, strabico, che procede attraverso digressioni peggiorative di un tema già pessimo qual è la metafisica nell'epoca di massa. Sembra davvero una parodia heideggeriana male riuscita, un patetico sketch comico sul nichilismo, una specie di avanspettacolo interpretato da un adepto della Fallaci. Sembra anche un saggio svogliatamente ridotto a romanzo d'occasione. Sembra una narrazione a chiave, laddove questa è il passepartout per le camere di un albergo, oltre le cui porte al massimo possiamo scrutare i piccoli segreti meschinelli delle coppie clandestine o i bidet dei singoli occupanti. Sembra un florilegio di haiku scritti da un Oreglio o uno Iacchetti d'Oltralpe. Sembra una fantascienza fatta da chi non la sa fare. Sembra un dépliant lungo trecento pagine e da leggersi prima di un volo in aeroporto.
Sembra.
Per me La possibilità di un'isola è, insieme a Estensione del dominio della lotta, il migliore tra gli oggetti narrativi di Houellebecq, un libro che dischiude un futuro immenso per la narrativa europea, uno sguardo cristallino su ciò che sta per succedere e già sta succedendo - non tanto politicamente, quanto letterariamente - nel tempo che viviamo noi.

Chi desideri informarsi circa la trama, lo può fare qui. In questo intervento dò per scontati gli elementi narrativi di superficie e l'allucinante miserevole prosaicità del plot che sostiene La possibilità di un'isola. Desidero qui evidenziare alcuni nuclei che interessano me: idiosincraticamente, senza pretendere ecumenismi di giudizio.
Il primo elemento che mi interessa del libro di Houellebecq è la fantascienza. Con uno stratagemma antico quanto la letteratura (si deve risalire ai primordi dell'epica per constatare l'incipit furioso di un simile apparato retorico, che sviluppa una modalità tipica di qualunque Scrittura Sacra), Houellebecq impernia la narrazione su una narrazione: è il trucco del manoscritto ritrovato. Le radici di un simile sguardo ex-post, che permette uno slittamento multiplo di tempi interni al testo, sono consapevolmente utilizzate da Houellebecq nel richiamo che egli compie attraverso gli indici dei capitoli, che sembrano paragrafi biblici, tutti riferiti alla voce DANIEL, da DANIEL1,1 fino a DANIEL25,17: una serie la cui coerenza viene ribaltata dalle pagine finali, che si sviluppano sotto il segno dell'anonimo EPILOGO, privo di qualunque dicitura, quasi che quell'appendice non rientrasse nel corpus del racconto di vita (come viene tecnicamente definito) di Daniel e dei suoi cloni futuri. Alla fine c'è uno zero del nome, e nonostante ciò si parla.
Che tipo di fantascienza è questa? E' soprattutto una messa in questione dell'apparato fondamentale della retorica SF: l'ucronia. Un'ucronia ex-post è un'ucronia già stanca in partenza. L'ucronia di Ubik, uno dei capolavori di P.K. Dick, è in atto: si sviluppa sotto i nostri occhi, tanto da causare un colpo di scena finale. L'ucronia di Houellebecq è già data tutta dall'inizio e non causa un colpo di scena. Che l'autore francese sia consapevole di questo anticrisma della sua fantascienza mi pare cosa ovvia. Egli ha infatti pubblicato, ai suoi esordi di scrittore, un formidabile saggio su H.P. Lovecraft, il padre dell'ucronia in epoca contemporanea (H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita, uscito per Bompiani). Lovecraft è lo Celan dell'ucronia in narrativa. Il suo fascino perturbante ha indotto emuli a produrre una quantità impressionante di spazzatura sottoletteraria, un po' come Celan ha causato la surproduzione di trash poetico o Heidegger di rifiuti tossici filosofici. Se sottolineo questa derivazione e questa devianza che da Lovecraft conduce a Houellebecq, è perché la critica continua a leggere l'autore francese come un romanziere veracemente positivista, nichilista in massimo grado o, se desidera stroncarlo, come un supergiornalista assai furbo, che azzecca i temi e vende. Non è così: Houellebecq è un autore che enuncia una poetica sino dagli esordi, e questa poetica è eminentemente lovecraftiana. Questa poetica è una serie di operazioni e trasmutazioni sull'immaginario.
Quando si opera con consapevolezza sull'immaginario, si pensa che si debba operare necessariamente sulle storie. Ciò è vero come è vero che per respirare c'è necessità di aria. Non arrestandosi, tuttavia, a una ricognizione sulla semplice superficie dell'immaginario, bisognerà considerare cosa siano le storie. Quando inizia una storia? E quando finisce? Essa deve compiacere? Deve costituire un buon contenitore per le nostre proiezioni? Le emozioni su cui fa leva la storia sono la verità definitiva e l'unica grammatica della storia? Evidentemente no. Lo stesso Lovecraft continua a deludere chi si attenda una definizione soddisfacente delle storie che si raccontano nel Ciclo di Chtulu. Sono estremamente deludenti, sotto un tale risguardo, i finali di testi fondamentali come Le montagne della follia. Si deve risalire a Poe, anzitutto: uno legge il Gordon Pym, arriva alle ultime pagine e la narrazione si blocca in un loop indefinito. Questo indefinito, che è letteralmente negazione della definizione e di ciò che è definitivo, è anzitutto foriero di delusione. Fa meditare il fatto che il Gordon Pym, cioè il testo che indico quale angoscia d'influenza primaria per questo libro di Houellebecq, è esso stesso una narrazione ex-post, e perfino pre-post, grazie ai due apparati inclusi da Poe nella presentazione della finzione (nell'appendice finale arriviamo addirittura all'esposizione di mappe e caratteri quasi runici, para-linguistici o extra-linguistici, quasi come in certo Zanzotto). Però bisogna risalire ben oltre Poe. La narrazione delusiva è propria dell'epica e del ciclo dei nòstoi. La corruzione dei manoscritti ritrovati espone fisicamente a una delusione che non soltanto non annulla, ma addirittura potenzia il perturbamento indotto dalle storie. Chiedersi come inizia e finisce la Genesi costringe, tra i molti altri effetti, a una simile delusione. L'opera di immaginario non esime dalla delusione, che anzi ricerca e include nel suo cerchio magico. La consolazione è soltanto metà della narrazione, evidentemente.
E' dunque in questa opera di immaginario che dobbiamo collocare la fantascienza di Houellebecq. Una fantascienza che narra contemporaneamente il nostro presente (Daniel 1), il nostro passato (la formazione e la vita e la morte nonmorte di Daniel 1), il nostro futuro (Daniel 24 e 25, ma anche la fine di Daniel 1). Questa non è più fantascienza: è una narrazione ubiquitaria nel tempo. Inoltre è una fantascienza stanca. L'unico oggetto narrativo che, a mia conoscenza, abbia finora praticato in questi anni questo genere di fantascienza è Lo spazio sfinito di Tommaso Pincio. Il padre più immediato è Burroughs, che ha molto figliato, ma i figli della finta fantascienza alla Burroughs sembrano essere reattivi e in qualche modo privi dello horror vacui. In Italia è forse Havana Glam di Wu ming 5 a costituire il polo opposto a quello di Pincio e Houellebecq. Una fantascienza allegorica che irradia politicamente, da un lato; una fantascienza allegorica che si inabissa nell'allegoria stessa, dall'altro. Apparentemente, una fantascienza vitalista e una fantascienza mortalista. E' una rozza apparenza. In realtà, Havana Glam corrisponde all'altra faccia della medaglia sul cui verso è Pincio. La medaglia Burroughs è infatti la dualità discussa e messa al centro, fatta implodere nel punto centrale. Un po' come i raggi della ruota: i raggi sono molto diversi l'uno dall'altro, ma guardano al medesimo perno centrale. Questo centro è laddove la finitudine potente di Burroughs coincide con la sfinitudine potente dello stesso Burroughs.
La fantascienza depotenziante di Houellebecq è dunque più che fantascientifica. Essa è identica al genere storico: parla d'altro. Di cosa?
Certamente parla di noi, cioè dell'umano. Quando, però, l'umano è racchiuso in gabbie storiche? Sempre, quindi mai. L'umano che, nel medioevo occidentale, appare inserito in un sistema di credenze e di immaginario è tanto umano quanto l'umano che appare oggi in estremo oriente, inserito in un ordine di credenze e immaginario completamente diverso da qualunque altro. E' estremamente difficile realizzare una narrazione dove protagonista sia non questo o quell'umano, e nemmeno una tipologia di umano, ma proprio l'umano in sé. Soltanto un'allegoria potente può, e parzialmente, tentare l'opera. Lovecraft destoricizza e depsicologizza i suoi protagonisti, che divengono figurazioni dell'umano in sé. Soltanto in questo modo le sue narrazioni non sono kitsch, ma archetipiche. La psicologia di partenza dei personaggi di Lovecraft è tipicizzata e si realizza solo attraverso la rappresentazione di funzioni psichiche di base: insicurezza, paura, terrore - reazioni basali in quanto appartenenti al repertorio reattivo che permette la sopravvivenza (e non soltanto fisica, ma anche psichica). Esattamente questa è la ragione che permette l'equivoco Lovecraft. Assediato dall'ammirazione di fan perpetui, Lovecraft esce coperto di ridicolo agli occhi dei tantissimi detrattori. La narrazione allegorica (non metaforica, l'algebra non c'entra) di Lovecraft non può che risultare sghemba, strabica e improbabile - per questo viene ridicolizzata dai detrattori, che pretendono un romanzo in presenza di un oggetto narrativo.
La detrazione a cui va soggetto Lovecraft è la medesima che colpisce tanto spesso Houellebecq. Con un'aggravante: pure scrivendo spesso in prima persona, Lovecraft non gioca mai direttamente sull'"io" Lovecraft, mentre Houellebecq lo fa. Di qui, un diluvio di incomprensioni. A cui giustamente Houellebecq ha via via opposto le ragioni che sostanziano l'utilizzo dell'"io" in narrazione: cioè, in definitiva, ha opposto una teoria dell'allegoria versus una teoria della lirica. In La possibilità di un'isola, Houellebecq compie un passo ulteriore, che chissà se verrà visto ed eventualmente apprezzato (io lo apprezzo: tantissimo). Daniel 1, infatti, che è uno dei protagonisti del libro, è un comico che diviene una star europea ed è davvero Michel Houellebecq. Utilizzare l'allegorico per incorporare il lirico è una strategia quasi mai predeterminata: accade. E' la potenza della letteratura. E' il motivo per cui non si può leggere sociologicamente la letteratura. Zola può narrarci della finanza, ma non è la finanza che ci narra. I re di Shakespeare non lo sono. I Persiani di Eschilo potranno pure venire dalla persia, ma non sono Persiani. Saffo coincide invece proprio con Saffo che intercetta l'universalità di Amore. Houellebecq non coincide con Daniel 1 che però è proprio Houellebecq.
Non bisogna cadere nella trappola Houellebecq. La sua patetica superficie, che si taccia di polverosa noia, è talmente noiosa da risultare affascinante e quindi cattura: un velo di Maya che raramente viene squarciato dai critici, i quali parlano esclusivamente di questa superficie noiosa, che evidentemente deve sortire effetti superiori alla noia. Prendiamo la critica alle sette: Houellebecq mette in ridicolo i Raeliani; l'esito, a metà libro, è che il futuro è raeliano; l'esito finale, invece, è oltre il futuro del cristianesimo, del buddhismo, del raelianesimo. L'argomento è sociologico, il flusso no. Houellebecq non discute la storia e nemmeno la metastoria: discute la sostanza immaginaria con cui l'uomo racconta la storia. Aggredisce l'ideologia che fa, del senso, un feticcio necessario alla spiegazione e alla narrazione della storia. Il suo racconto è una domanda: di cosa è fatto il senso? Il suo materialismo è radicale e quindi è indifferente dallo spiritualismo. L'alfabeto che utilizza è fatto di singole certezze e apodissi (di qui, l'apparente saccenza), la parola che pronuncia non coincide con l'alfabeto con cui la pronuncia. Il vuoto è sentito, è pensato. Non è vero che Houellebecq fa la parodia di Heidegger: lo invera, piuttosto.
C'è un crisma cristallino, davvero vitreo, che attraversa la narrazione di Michel Houellebecq. La narrazione di questo detestabile francese è opaca, ma sotto è il contrario, è trasparente.
Il presente e il futuro della narrazione europea sono questo: sono, cioè, con precisione, il passato - poiché la letteratura è sempre stata questa domanda, questa apertura, questo cristallino che non sta nelle parole e non sta nelle idee, pur essendoci e nelle parole e nelle idee.

Michel Houellebecq - La possibilità di un'isola - Bompiani - 18 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 26 Settembre 2005

Il Corriere stronca Houellebecq

Il Corriere stronca Houellebecq

houellebecqisola.jpgdi MARIO ANDREA RIGONI
[dal Corriere della Sera]

I temi del più ardito pensiero antiumanistico dellÂ’Otto e del Novecento non solo sono diventati oggi moneta corrente della discussione accademica, ma si sono degradati ad articolo da supermercato o da turismo culturale, del quale fanno incetta giornali, canzonette, film e romanzi, anche di infimo ordine. Uno di questi - la fine prossima dellÂ’uomo, correlato inevitabile della morte di Dio - aveva trovato un commento epistemologico ancora suggestivo in alcune belle pagine di Michel Foucault e di altri pensatori francesi, ma soprattutto aveva ispirato o aveva accompagnato la grande narrativa fantascientifica del Novecento 54_Houellebecq171.jpgsotto lÂ’effetto di un progresso tecnologico capace di sovvertire le basi stesse dellÂ’esperienza umana. Attualmente la prospettiva più vertiginosa è quella dischiusa dallÂ’avvenire della biologia, in particolare dalla clonazione. Già sperimentata sugli animali, essa attende - fra grandi e giustificati allarmi - di essere eseguita sullÂ’uomo. Nel suo ultimo romanzo, La possibilità di unÂ’isola (traduzione di Fabrizio Ascari, Bompiani, pagine 402, 18), lo scrittore francese Michel Houellebecq immagina che la cosa sia avvenuta già da molto, che lÂ’umanità sia stata sostituita dai suoi cloni e che questi nuovi esseri, che hanno progressivamente perduto le caratteristiche umane (il riso, il pianto, il desiderio, la nostalgia) e comunicano fra loro in modo virtuale, possano solo indagare, da una sorta di condizione neutra ed eterna, la vita dei loro remoti predecessori.

Anzi, lÂ’autore suppone che la clonazione abbia caratterizzato le prime fasi della nuova umanità, mentre successivamente la scienza sarebbe arrivata alla creazione diretta dellÂ’individuo adulto, senza il processo dellÂ’embriogenesi: unÂ’idea che aggiorna il tema ottocentesco della creazione dellÂ’uomo artificiale, come Frankenstein.
Incentrato su tre personaggi, uno nostro contemporaneo, chiamato Daniel 1 e due suoi discendenti-cloni lontanissimi nel tempo, chiamati Daniel 24 e Daniel 25, il romanzo di Houellebecq è costruito a capitoli alterni nei quali al racconto della vita di Daniel 1 corrisponde il commento di Daniel 24 nella prima parte e quello di Daniel 25 nella seconda.
Il progetto di questo romanzo era, in astratto, bello quanto ambizioso: ma la sua realizzazione è stata catastrofica, al punto che spesso non riesce a sollevarsi nemmeno ai requisiti minimi della dignità letteraria. Non si tratta solo del fatto che lÂ’autore non ha sufficiente talento per lÂ’invenzione fantascientifica, cosicché la parte dei cloni è debole, confusa e sproporzionatamente più esigua di quella riservata al loro antenato: la questione è che il lungo racconto della vita di Daniel 1, uno showman di successo che vorrebbe essere cinico e rappresentare impietosamente lÂ’insensatezza dellÂ’umanità odierna, come anche il racconto finale del viaggio del suo ultimo clone attraverso una Spagna desolata dove sopravvivono grotteschi residui di umanità «primitiva», oscillano fra il banale, lo strampalato e il ridicolo. Le frequenti descrizioni di erotismo hard sono forse giustificate dallÂ’idea che Daniel 1 pratica il sesso con la disperazione di chi assiste al proprio decadimento fisico ed è ossessionato dal fantasma della morte, ma resta il fatto che esse non si distinguono da una pornografia rozza e grossolana: lÂ’obiezione non è, ovviamente, di carattere morale, ma formale e stilistico.
A che cosa si deve, dunque, che questo fumetto velleitario e sgangherato abbia suscitato tanto clamore e venga tradotto in trentasei lingue? Alla complicità di critici interessati o babbei? Al genio francese, capace di vendere anche ciò che non ha, in questo caso la letteratura? Alla provocazione di qualche farsesca battuta antimusulmana o antifemminile, attinta allo spirito della comicità demenziale? Alla ricorrente e abusiva evocazione di grandi pensatori e scrittori, da Schopenhauer a Baudelaire, da Kleist a Heidegger, alla cui ombra lÂ’autore vorrebbe trovare conforto e riparo per i propri pensieri? Probabilmente, anche se in misura diversa, a tutte queste cose insieme.
Ma non si salva proprio nulla? Se il romanzo ha un briciolo di plausibilità, esso riguarda qualche tratto di riflessione filosofico-morale piuttosto che la capacità inventiva e narrativa dellÂ’autore. Attraverso il personaggio principale Houellebecq comunica qua e là un senso derelitto e furioso dellÂ’esistenza, che si sente sincero, anche se per la verità è più dichiarato che rappresentato, come risulta da questa poesia che Daniel 1 dedica alla sua seconda compagna, morta suicida (suicida, come sappiamo da Daniel 25, morirà egli stesso): «Non cÂ’è amore/ (non veramente, non abbastanza),/ viviamo senza aiuto,/moriamo abbandonati.// LÂ’invocazione di pietà /risuona nel vuoto,/ i nostri corpi sono storpi,/ ma le nostre carni sono avide./ Scomparse le promesse/ di un corpo adolescente,/entriamo nella vecchiaia/ dove ci attendono soltanto/ la memoria vana/ dei nostri giorni scomparsi,/ soprassalti di odio/ e la nuda disperazione».

I have a dream - Houellebecq

da Giuseppe Genna

di MICHEL HOULLEBECQ

houellebecqdream.jpg

Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott'acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l'esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E' estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.

Nel mio sogno di vita eterna, non si tratta poi di una gran cosa. Potrei vivere in una caverna. Amo le caverne, c'è ombra e fresco e lì dentro io mi sento al sicuro. Mi domando spesso se c'è stato reale progresso dopo la vita nelle caverne. Quando io sto in quei luoghi, ascoltando in calma il rumore del mare, circondato da creature amichevoli, io penso a ciò che vorrei cancellare dal mondo: le pulci, i rapaci, il denaro e il lavoro. Forse anche i porno e la fede in dio.
houellebecqsporta.jpgSaltuariamente decido di smettere di fumare. Al posto delle sigarette, preferisco assumere pasticche che sortiscono un analogo effetto sul mio cervello. Inoltre ho una grande quantità di droghe sintetiche a mia disposizione e ognuna di queste droghe sviluppa la mia sensibilità. Sono allora capace di percepire gli ultrasuoni e di vedere i raggi ultravioletti - e altre cose che ho difficoltà a comprendere.

Sono un poco diverso al presente, non soltanto più giovane, il mio corpo è trasformato, ho quattro gambe, è perfetto, riesco a stare eretto meglio, perfettamente radicato alla terra. Persino quando sono ubriaco, così configurato, non ho paura di cadere. Al contrario dell'uomo primitivo, del canguro e del pinguino, niente mi fa vacillare. E c'è di più: non ho bisogno di vestiti. I vestiti non sono pratici, qualsiasi forma abbiano, ostruiscono la traspirazione dell'epidermide. Nudo mi sento più libero. E, ciò che più importa, non sono né maschio né femmina - sono un ermafrodito. Prima non potevo immaginare la sensazione della penetrazione, non ero omosessuale. Ora posso averne qualche idea, un'esperienza fondamentale che attendevo da tanto tempo.
Non spero più nulla.
Certi lettori si domanderanno se la vita, nella più bella delle caverne e con le più adorabili tra le creature, non finirebbe per essere noiosa dopo migliaia di anni (centinaia di migliaia di anni, nel mio caso). Kraftwerk-Autobahn-269764.jpgNo, non credo - non per me, in ogni caso. Non provo noia nel ripetere all'infinito ciò che amo fare, addirittura oso spingermi più lontano: la vera felicità è la ripetizione, nel perpetuo ricominciare la medesima cosa, come nella danza e nella musica, per esempio Autobahn dei Kraftwerk. Accade lo stesso nel sesso: terminatolo, desideriamo ricominciarlo. La felicità è assuefazione. Un'assuefazione che può realizzarsi in trucchi chimici in esseri umani, quando ho le mie pillole e i miei amici io non ho più bisogno di altro. La noia è l'alternativa alla felicità, la routine quotidiana, i nuovi prodotti, le informazioni - anche quando presentàti in maniera attraente. Io ho trovato la felicità nella mia caverna, non spero più in nulla, faccio un bagno quando lo desidero. Fuori è caldo e chiaro, allora io penso un poco alla Germania, dove la gente ha vissuto insieme in spazi stretti e sono contento che il paradiso non conosca sovrappopolazione. La gente è libera di scegliere la propria tomba, ci rotola dentro ogni qual volta lo desideri.

Apro gli occhi e constato che il mio sogno è alquanto superficiale. Mi accendo una nuova sigaretta, tormento il filtro, in realtà non esiste armonia con l'universo. Nei momenti di felicità, per esempio contemplando un bel paesaggio, so istantaneamente che io non ne faccio parte, il mondo mi appare come qualcosa di estraneo, non conosco nessun luogo dove io possa sentirmi a casa. Dio, anche lui, non può risolvere questo problema, peraltro io non credo a nessun dio, non è necessario, né qui né in paradiso. Credo nell'amore, è la sola cosa di valore di cui siamo in possesso, è migliore di un programma di fitness, è meglio dello sport. Forse un giorno il mio sogno di eternità si realizzarà, allora sarò una creatura con zampe, ali o tentacoli, forse altrove, non qui. Contrariamente alla maggior parte delle persone, invecchiando, non temo la morte, riscopro la mia giovinezza, che avevo dimenticato da così tanto tempo e, se le cose vanno male, io mi ritiro nella confortevole difesa del mio lavoro. I miei libri già ora mi garantiscono una certa forma di immortalità.

NOTTE MACROSCOPICA

S'innaugura NOTTE MACROSCOPICA estensione mondiale di Viaggio al Termine...

 

Coming soon...

Scusate l'assenza, sono stato molto impegnato.

 

Non mancate, tra poco torna la notte, e ne ho un po' di buona...

Ghost Reveries - Opeth

Ho cominciato...

G H O S T  R E V E R I E S

 

 

Released: August 30, 2005
Running time: 66:49

Tracks:
1. Ghost of perdition (10.29)
2. The baying of the hounds (10.41)
3.Beneath the mire (7.57)
4. Atonement(5.20)
5. Reverie/Harlequin forest (12.39)
6.Hours of wealth(5.20)
7. The grand conjuration(10.21)
8. Isolation years(3.51)


Published by Roadrunner records.



 

 

 

 

 

 

 

 



GHOST REVERIES, Fascination street:



Equipment section:
Electric guitars: PRS Custom 24, PRS Custom 22 single cut, Fender Stratocaster A-standard, Gibson SG standard (modified), D'addario strings

Bass guitars: Fender Jazz bass (Marcus Miller sign.), Fender Jazz bass fretless, Fender Jazz standard, D'addario strings

Acoustic guitars: CF Martin 00016GT, Takamine 12 string, Thomastik strings, D'addario strings (Phosphor bronze)

Drums: Tama Custom kit, Sabian cymbals, Vic Firth sticks, Remo heads, various percussion instruments

Amps: Laney (various), Mesa Boogie Rectifiers, Vox hybrid amp, Ampeg (Bass amp)

Keyboards: Nord Electro, Nord Lead, both from Clavia





Nel silenzio dell'animo delle serate assoldate in discoteca


"il romanzo di fantasia è come una festa fuori moda."

 L.F. Cèline.



Nel silenzio dell'animo delle serate assoldate in discoteca, del volume schiacciante della musica wave, si cade in basso nella coscienza, tra uno scontrino e un altro la notte si fa ancor più fonda. Lavoro con l'ironia ch'occorre per affrontare i pensieri e il mondo di speranze, che di giorno in giorno sembra allontanarsi dalla mia realtà, spedita verso l'orizzonte dell'indomani, dritto nell'aurora.

Sono andato insieme a mia madre all'IKEA a vedere una cucina al volo per casa nuova... camminavo e lei mi seguiva, era la prima volta che mi capitava una cosa del genere. Non ce la faceva a ternere il mio passo... trotterellava, lei che è guida turistica con i piedi da legionario, ormai è anziana... mi fermavo a vederla, per aspettarla, nulla da fare.... e con la malinconia dentro, sapendo che di tutti gli anni di duro lavoro, non ha messo nulla da parte per sè, è finito tutto in pasto ad altri... nulla per garantirsi la vecchiaia, nulla di nulla.
Nello spazio espositorio, passavano giovani coppie, con i conti ben fatti, camminavano, spesso litigavano per quella felicità bisticciosa ch'é l'amore... Camere per figli già prodotti o in programma, cucine semplice o sfiziosa disegnata e architettata, camera da letto carina o elegante in pronta consegna, letti grandi progettati più per il sonno che per la felicità di coppia, di tutto. Nella cianfrusaglia nervosa di oggetti prodotti ovunque nel mondo, il piano del guadagno migliardario...

Parlavo con la cassiera, diceva che avevano cancellato la ordinazione fatta, che bisognava rifarla, un'altra ora ci serviva... nel frattempo mia madre girovagava fra le marmellate svedesi d.o.c., una piccola bambina che s'è vista volare il tempo, fra una marmellata e un'altra fatta qua o fatta là. Tenevo sotto controllo il cellulare, che toccava avvisare del ritardo, con un'occhio all'orologio che m'aspettano per parlarmi, loro, gli scienziati... Ordinato, pagato, perso tempo, poi dritto in laboratorio, che malpensano, e a malpensare la gente c'azzecca troppo poco.

Nella metro nulla di diverso da sempre, tutto ungioso, come sempre, appunto. Ci vuole un certo coraggio, ad alzarsi, guardarsi intorno, e capire che niente e poi niente potrà mai cambiare, di questa scelleratezza abituale, vestirsi ed andarsene in giro a terminare le proprie faccende, burocrati dell'animo e della sopravvivenza ,rincorrendo le carte di una possibilità pratica, anche se pur piccola, di raggiungere qualcosa di magnifico, di onesto, e di sensato, magari in fondo ad un angolo, aggrappato ai pali imburrati di sudore salariato dei mezzi di trasporto, mentre le ultime forchettate della gioventù ti bucherellano tutto, come una povera braciola al fuoco, ferree e inesorabili, in pasto all'ingiustizia. E io, me ne sto qua, con gli occhi sgranati al mondo, sempre più perso, sprofondiamo progressivamente, che comunque vada, solo una fine faremo noi, ce lo siamo proprio meritato tutto questíinferno...

...il colore della mia notte, sempre più torpida e maleodorante, che mi parla soltanto di verità.

Dallo specchio niente di buono, son tutto consunto, sdrucito, il viso come stropicciato da fegato malato, forse mi sto avvelenando con qualcosa in laboratorio senza nemmeno farci caso, esiste veramente un limite all'esistenza, ormai superato, che m'accingo a cercare con i miei stessi occhi, che come da spigola malandata, son diventati gialli a forza di tenerli aperti anche quando conviene averli chiusi, serrati al dire il vero, come fanno i bimbi quando hanno paura, ne sanno più di me loro, Ah, lavorare, ah studiare, ah la barba, sapere di più di cosa puoi nel buio dei miei stessi occhi, CÈline aveva proprio ragione, anche troppo, lui ha già detto tutto quello che occorreva dirsi in faccia, una volta per tutte, quand'è che sono stato contento di sapere la verità, ah, concludere che è soltanto quotidianità come andare al cesso insomma; la Verità ch'e' soltanto MORTE, non ci si riesce a tenerla alla larga, nemmeno nell'astrazione di queste pagine, Questo prendersi in giro, malgrado tutto, come se fosse l'ultimo dei divertimenti permessi, come se non ci fosse altro modo, 'st'inganno infinito.

Il vantaggio della carta stampata è che l'autore non è mai rintracciabile dal testo; hai capito perché la gente non vede l'ora d'essere pubblicata, infatti, Eris mi ha risposto, quando l'ho scritto nemmeno avevo immaginato potesse accadere davvero, si sa, si scrive per parlar male di nascosto; non finisce mai di sorprendermi questa ragazza. C'è una differenza troppo netta, tra il mondo che lei racconta e quello che i miei occhi non dimenticano di aver visto. Sembrava un pesce d'aprile, ma aprile non è: "ti ritengo una persona importante" che onore, accipicchia,che bella fortuna! Un onore dedito solo a pochi da insudiciare con parole che risuonano di comodità, in pasto alla rabbia cornuta e frustrata del fidanzato geloso, e umiliato che si fa criminale per ripagare con premi e regali le briosità vaginale di lei: 'sto regalo di vergogna che gli vien fatto. Mentre l'etica e la giustizia di questo mondo si fanno fottere come pecore rimbecillite dalla sua MORTE, che lei síostina a chiamare confusione, o anche amore, sempre là stiamo, Amore e Morte: i due temi della letteratura, in questo suo sudicio romanzo della vita che comincia a stufarmi, non se ne può proprio...

La vedo cercarmi in biblioteca strisciante, chiamarmi al cellulare, scrivermi mail, parlare con i miei amici, cercare mie tracce su google, e approvvigionare a questo blog ch'è l'ultima spiaggia, inquinata della mia coscienza, ci ormeggiano solo i naufraghi di questa tempesta ch'è la consapevolezza, Malgrado sia cascato l'asino si rigira la solita frittata della MORTE con lui e la MENZOGNA con me; che a forza di tenerla, è ora nera, Questa incredibile vergogna della propria intimità, tutta da nascondere, in questo suicidio, delle buone parole! Voila', ti voglio bene! Voila', sei importante! Fai bene, al suo posto mi nasconderei pure io, oltre che a lui. AH, CHE NON SE NE PARLI PIU'
!



è ora che gli innocenti smettano di soffrire, una volta per tutte; non è mica la vita, il vero amore degli uomini.

è un lusso sproporzionato, devono rincare la dose, in recidiva, incorreggibili... devo rosicchiarti tutto, fino alla morte... L'insensato non è che esistano; è lottare per loro, per non farsi prendere dalla disperazione dellíesistere proprio, è aiutare il prossimo... Questa follia, ch'è vivere insieme... Una piccola aggiunta che differenza non fa, ma è l'unica salvezza per il sè, ora, al colore della mia notte, sempre più torpida e maleodorante che mi parla soltanto di verità, e che mente mai, fino al Termine, di questo Viaggio triste; Non sono mai riuscito a essere cattivo a sufficienza, per sfuggire bene da queste cose, io...


Notte Bianca a Roma

Subito a lavar i pantaloni macchiati, sembrava m'avessero sparato al linguine con una palla di cioccolata, peccato che fosse vomito...  e la maglietta, che l'odor del vomito si fa tutto suo, tutto quello che ha visto, e che ha toccato. C'era poco da sperare, non bisogna mai farsi illusioni... un po' come tutto, che in questi casi occorre soltanto premunirsi per il bis, ...che tanto quel facchino nello stomaco ne ha ancora le portate da restituirmi, io ne so quante, me lo ricordo ancora. Tempo di prepararsi, dopo un'attimo eccolo la', si torna a spruzzar! Su, per la gola! Su, per la narice! Evviva, la notte bianca! Evviva la vita! Che felicita'...


Non c'ero mica abituato io, a quelle cose, vomiti, nausee, svenimenti, sono sempre stato per la coscienza, che soffrire senza saperlo e' la peggior delle truffe. Soltanto in quei momenti di disperazione puoi accorgerti di come son messe le cose. Guardavo quello schifo, un po' l'anima ci potevo trovare in quel brodino rossiccio di pezzi di fettucine, di pezzi di salumi, di pezzi di vita, di pezzi dell'anima mia... di pezzi di tutto, veramente. Peggio di quella scena, nella mia vita, poteva soltanto stare l'esisterci... Mi scendeva la notte dentro, mentre il popolo sano e allegro si delirava di gioia al di fuori delle mura, pimpante serenita';per contro, mi sono piegato in due, non dall'alcool ma dalla disperazione, come mai ho fatto... volevo piangere ma non ci riuscivo, nemmeno quello, mi disperavo e basta... senza speranza. Mi correvano i pensieri, tutti quanti, come una lista della spesa, un po' mal concia, che corre sullo scontrino del supermercato. Piu' guardavo piu' era lunga la spesa, e logicamente ero sempre piu' rovinato. Non e' gioco da ragazzi tenersi in quei momenti, quando la chimica del corpo non ti appartiene piu'; bisogna proprio essere forti per stordirsi con droghe e alcool; non e' mica roba per gente come me, non sono mai stato all'altezza di quelle cose, io... E' proprio vero, IN VINUM VERITAS - i latini lo sapevano da piu' di 2000 anni fa'... che popolo, caspita. Managgia a me e la mia intolleranza all'alcool.


Nel momento di massima, mi accorgo dell'errore: non si vomita nella vasca da bagno, ma lo si fa nel cesso, perche' poi, puoi scaricare con lo sciacquone... non lo sapevo mica, era la prima volta e ci ero arrivato solo in quel momento. Si paga veramente tutto, c'e' poco da farsi... allora pazienza, inzuppo il braccio per far scolare il brodino, e scivolavano viscidi i fratumi sulle mie dita come piccole manine insaponate di una miriade di bambini, si faceva fatica a levarli e trasferirli nel cesso, era difficile, bisognava pensarci prima... premeditare. Pianpiano scendeva giu', era incredibile quanti litri potesse contenere uno stomaco, ce ne sono voluti vari minuti per completare, poi ha lasciato una patina di grasso rossiccio sul bordo della vasca ma menando con la mano e' andato giu tutto. Mi sono fatto la doccia, rivomitato un'altra volta, molto acida questa volta, si vede che era finito tutto, e poi basta... giu' con la medicina e poi ninna e sogni d'oro.


 Guardavo in alto, distrutto, dalla settimana in laboratorio, dalla casa che non trovo, chiuso dalle mura di una casa la cui anima e' soltanto del proprietario... dai soliti conti che si fanno sempre a luci spente sdraiati in procinto di addormentarsi per paura che la luce artificiale della lamapadina possa suggerirti qualche somma dimenticata, dalla vita sentimentale tutta bucherellata, dal tempo che si fa sentire sul muso (eh, la pelle non e' piu' tonica... e' cosi' da un paio di anni... e sara' sempre peggio.), corroso, in cerca della mia felicita', che oggi sembra ancor piu' lontana, del solito...

Bel-Ami -Guy de Maupassant

ho cominciato...


Maupassant Guy de
Bel-Ami

I Grandi Libri
[21] Introduzione di Mario Picchi. Traduzione di Giorgio Caproni. 1965 (XIX ed. 2003).

XXIV + 328 pagine
¤ 7.50 (Lire 14522)
ISBN 881136021-8

Di notti così...

Di notti così, ne devono passare fin troppe per far l'attimo con cui si perde all'orizzonte la gioventù, inesorabile, del tutto incurante di lasciarlo indietro... occhi che si chiudono sul cielo cobalto, assonnati, dal mattino. Alzarsi, viaggiare, prendere le pipette, pipettare sostanze, cercare sul computer per ore e ore... come se tutto fosse là, tutte le tue risposte. Ogni volta ci pipetti anche un po' della tua anima in quelle provettine minuscole, - e stai attento a non contaminar, a non toccar, a non allugar l'occhio alle tue colleghe... si fa presto a consumare il giorno che esci e ti è gia sera fuori, e notte dentro... mentre il tempo passa e i guai con tutta la morte che appioppata sulla schiena sua, sta sempre là ad aspettarti, compiaciuto dei tuoi sforzi...


Me ne sono uscito dal laboratorio, andato in biblioteca a studiare... che a quelli del laboratorio nulla interessa a che punto sto con gli esami, che sono fatti miei, per fortuna. Eris che con la sua faccia tosta si presenta pure lei, e già è difficile capire e imparare certe cose in poco tempo, poi con gli ostacolini come questi in giro, come quando si cammina nei vicoli pisciosi fuori dal laboratorio, pieni di cacche di cani e uomini, non finiscono mica per strada, si trovano pure sui piani delle biblioteche dell'università! ordinata e seduta, a studiar dritta come gli alberi sui viali.

Trasumanar e organizzar -Pier Paolo Pasolini

Ho cominciato...


Trasumanar e organizzar, -Pier Paolo Pasolini.
TitoloTrasumanar e organizzar
AutorePasolini P. Paolo


DatiIX-224 p., brossura
Anno2002
EditoreGarzanti Libri
CollanaGli elefanti. Poesia Cinema Teatro

Viaggio al Termine della Notte - Louis Ferdinand Céline pg.1

"E’ cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. E’ Arthur Ganate che mi ha fatto parlare. Arthur, uno studente, un fagiolo anche lui, un compagno. Ci troviamo dunque a Place Clichy. Era dopo pranzo. Vuol parlarmi. Lo ascolto. -Non restiamo fuori! mi dice lui. Torniamo dentro!-. Rientro con lui. Ecco. -Sta terrazza, attacca lui, va bene per le uova alla coque! Vieni di qua-. Allora, ci accorgiamo anche che non c'era nessuno per le strade, a causa del caldo; niente vetture, nulla. Quando fa molto freddo, lo stesso, non c'è nessuno per le strade; è lui, a quel che ricordo, che mi aveva detto in proposito: - Quelli di Parigi hanno sempre l'aria occupata, ma di fatto, vanno a passeggio da mattino a sera; prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e boccali di birra. E’ così! Il secolo della velocità! Dicono loro. Dove mai? Grandi cambiamenti! Ti raccontano loro. Che roba è? E’ cambiato niente, in verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per niente. Parole, e nemmeno tante, anche le parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole...- Tutti fieri allora d'aver fatto risuonare queste utili verità, siamo rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.
Dopo, la conversazione è tornata sul Presidente Poincare che s'era inaugurato, proprio quel mattino lì, una mostra di cagnetti; e poi, passin passetto, su “Le Temps” dove quello stava scritto. -Dì, che signor giornale il “Temps”, ecco che mi provoca Arthur Ganate a 'sto proposito. - Ce n'è mica un altro come quello che difende la razza francese! - Ce n'ha proprio bisogno la razza francese, visto che non esiste!- gli ho risposto io per fargli vedere che ero documentato, colpo su colpo."

Non avevo ancora imparato che esistono due umanità, quella dei ricchi e quella dei poveri.

"      Si perde la maggior parte della propria gioventù a colpi di goffaggini. Era chiaro che stava per abbandonarmi la beneamata, presto e per sempre. Non avevo ancora imparato che esistono due umanità molto diverse, quella dei ricchi e quella dei poveri. Mi ci son voluti, come a tanti, vent'anni e la guerra, per imparare a starmene nella mia categoria, a chiedere il prezzo delle cose e degli esseri prima di prenderli, e soprattutto prima di attaccarmici."

Viaggio al termine della notte - L.F.Céline

 


Dopo un paio di giorni dal fattaccio si sono fatti vivi G&M, dicevano che avevano capito le cose come stavano prima che accadessero; "ma era dover suo dirmi come stessero le cose." Nessuno vuol mai prendersi la responsabilità di riferire la verità... che tante volte se la prendono proprio con te, incolpevole. Avevano visto lei e il pusher il giorno prima, lei diceva di essere una vittima, G gli ha ricordato che lei era quella che stava anscondendo le cose, che la responsabilità era sua, che non me lo meritavo... etc. Mi hanno detto che E. pensava che avessi i soldi che mi atteggiassi da povero per essere umile... Ah, tutte 'ste virtù...  "Lei è così, vedo soprattutto i soldi in un uomo" mi diceva M. che c'aveva convissuto. Nemmeno a prevenirle le cose, che tutto questo Male si avviluppa ugualmodo, incurante, per sempre... Preventivamente le avevo detto "al massimo mi posso permettere di offrirti un caffé alla macchinetta" a quella puttanella.

Mi sembrava in fin dei conti assurda 'sta storia,.. nemmeno a dichiararlo apertamente ci si riesce a tenere lontana certa gente... esistono per farti soffrire, ecco, tutto qua, ed è meglio assicurasi che non vengano vicino ad alitarti il loro odio eternamente classista per te, che siano loro stessi ricchi o meno, è lo stesso... se ne vadano a defecare le loro frustrazioni altrove; ma non ho mai finito di sperare che ci potesse essere una dimensione di dialogo con queste persone... un'etica riferente a tutti gli esseri umani...

Loro due continuavano a litigare in continuazione... a becchettarsi, in tutti i modi. Si vedeva l'odio dentro che traboccava, pluff, pluff, come latte in ebullizione. Era straodinario vedere lui incassare così tanto e vedere lei mostrare tutta quella ostilità nei suoi confronti... A 27 anni rischiava il suo terzo infarto lui... poverino, gli sarebbe stato fatale. Lei se ne ricordava soltanto quando eran gli altri a fargli del male... Non riusciva ad accettare completamente la bimba nel grembo, fumava un pacco di sigarette e beveva birra malgrado fosse al ottavo mese di gravidanza, se ne sbatteva della salute della futura nascitura... era triste pensare che mondo era pronto ad accogliere la bimba, una volta nata... C'ho parlato un po', ho cercato di farle capire che G stava facendo uno sforzo strordinario, che doveva essere orgogliosa di aver trovato una persona così, cose del genere, retorica eroica ch'andava bene per un film epico, ma per niente valeva adesso... le ribalzava contro. ...Rendiamoci conto che nel mondo non vi è spazio per le astrazioni. ...Il dialogo ...solo cazzate. Il mondo delle idee e il mondo reale sono molto lontane... e serve a niente riavvicinarle. lo dice pure uno scrittore, non mi ricordo chi. Loro due sono come gli animali, devono crescere assieme per stare bene... e adesso ormai...

Pensavo a quanto di sincero ci fosse nelle loro parole, se si schierassero a mio favore davanti a me per compiacermi, o se effettivamente avevano un giudizio critico nei confronti di eris...  sicuramente. Loro due nel tempo continuavano a litigare me ne sono fregato, e ho aspettato Tommy che mi venisse a prendere. Fuori dal ristorante cinesa, sembrava essere liberi da una lunga prigionia. Saranno tutti i fumi di fritture che si vanno a saturarti l'anima e i polmoni soprattutto, era una bella liberazione respirare l'aria... Faceva fresco, la notte era tranquilla.

L'odio sovrano che mi gonfiava dentro di soddisfazione...

"Siediti e attendi sulla sfonda del fiume,

presto vedrai il cadavere del tuo nemico passare."

 - detto cinese (penso)

 Dopo 3 settimane mi giunge un sms dal cell. della sorella di E., è lei. é strano scoprirsi in fin dei conti vincenti, anche contro l'assurdo del gioco sporco di questa tizia... Con tono presuntuoso, sostenava di essere curiosa di sapere cosa avessi da dirle, se non avevo paura di lui, visto che l'ultima volta le dissi di cercarmi almeno per chiarirsi per spiegare il disastro... la mia solita cosa del non lasciare feriti in campo, ma che in realtà non che menzogna... lo faccio tanto per... e lei non l'aveva capito. é tutta dialettica... Non le rispondo, tanto che c'è da dirle... Dopo un po' me ne arriva un'altro... con tono di sofferenza, si sentiva dalle parole che l'attesa di una mia risposta la stava logorando dentro... diceva di farmi vivo appena leggevo... era gratificante, per una volta vederla così. Faceva tutto col cell. della sorella, per nascondersi meglio dagli occhi vigili del suo dead-man-walking... infin dei conti non stava facendo niente di nuovo. Era giusto ridicolo, magari aveva appena litigato con lui e come sempre voleva ripiegare su di me... e farlo di nascosto... un gioco ormai vecchio e anche noioso... Le ho risposto che potevamo farlo solo se parlavamo seriamente. Dopo un po' mi risponde che ci ha ripensato, che sentiva che il mio tono non era accogliente... roba da ridere per tutta la vita, pensava di deridere l'umanità intera. Evidentemente non era SERIA... Le ho scritto che non poteva pretendere niente visto quello che mi ha fatto, e che è la solita indecisa del cazzo. Ridevo mentre scrivevo, mi sentivo sadico, godevo dentro nel vederla umiliata, nel aver avuto ragione, con l'ODIO SOVRANO che mi gonfiava dentro di soddisfazione, che per una volta, son riuscito a far giustizia... che certe cose bisgona risolverle subito. come con le zanzare... appena te ne rendi conto e soprattutto appena puoi, prima che se ne vadano a nascondersi un'altra volta, in questo buio.

Due di Due - Andrea De Carlo pg 236 Bompiani ed Milano 2005

"Era allo sbaraglio, senza la minima rete di protezione: senza i soldi per tornarsene in Italia se lo avesse voluto né la possibilità morale di avvettarli da nessumo. Eppure non sembrava mai particolarmente preoccupato della sua sopravvivenza; era cosa fare nella vita che lo preoccupava, he genere di strada seguire adesso che aveva ventiquattro anni. Nelle decisioni di qualunque importanza cercava di non contrastare quello che gli sembrava il corso naturale degli avvenimenti. Avevauna strana forma discontinua di fatalismo, che lo induceva a farsi trascinare fino al cuore di una situazione e solo allora reagire d'improbbiso, rimescolare con furia gli elementi in gioco. Si lasciava affondare in rapporti e attività e luoghi che per istinto fli erano estranei; perfetti, ricominciava da capo a cercare nel paesaggio una traccia da seguire."

Due di Due - Andrea De Carlo

Ho cominciato...

Due di Due - Andrea De Carlo, 1989

pag 390 Andrea De Carlo - Due di due,euro 9,00

Il tuo buddha della compassione si è spento dinanzi al tuo egoismo, alla tua ignoranza.

"I favori dei grandi gettano

un'aureola attorno al capo

del loro fortunato oggetto di scelta."

La Linea d'Ombra - Joseph Conrad

 

Bisogna star attenti a raccontare le cose, che presto si trasformano, senza nemmeno aver avuto il tempo di capirle veramente, col rischio poi di cascarci definitivamente... in questa vita.

Dopo il viaggio al mare provo a chiamarla ma non mi risponde, poi finalmente quando lo fa mi urla al telefono cose "Ma da quando e' un affare tuo?" Piu- o meno dal momento che mi tratti male, le ho risposto. La gente e' talmente fetida che a corpire la prorpia merda, a camuffare la vergogna non ce la fanno piu', ti urlano, ti insultano, fin tanto che provano gli ultimi tentativi di coprirsi, di lavarsi via questo schifo, ma è la vita che macchia, AIVOGLIA, a strofinare...

Dopo qualche giorno mi chiama un albanese, dice di essere il fidanzato di lei da 2 anni. Non so che rispondergli, mi fa domande precise, gli rispondo, aveva bisogno di capire cosa stesse succedendo. Tra mezze minacce, mezzi favori tra uomini mi chiede se me la sono scopata. Gli dico di non chiamarmi col numero anonimo, si scusa e mi richiama dopo un po', col viva voce, ma sempre col anonimo. "Io sono un uomo vero", continua a dire, ma si nasconde sempre dietro un dito, in fondo ha paura che abbia modo rintracciarlo, non fa niente, in fin dei conti era la stessa cosa. Mi ri fa la domanda, la furba continuava a negare anche dinanzi all'evidenza, gli chiedo se lei mi ascolta, mi dice di si'. Quando a regnare non vi e' un sovranno che faccia rispettare le leggi etiche, quando non vi e' un Dio giusto, come e' in questa terra dimenticata da Dio, allora occorre punire, con ordine e disprezzo.

Scandisco "Si', una volta, questo finesettimana. Io lo so, lei lo sa,adesso lo sai anche tu."

Dice che mi richiama perche' mi vuole vedere. Mi richiama sempre col anonimo... In fin dei conti non avevo motivo di aver paure, ci vediamo parliamo un po', ma c'e' veramente poco da dirsi... mi sentivo mortificato, non avrei mai fatto una cosa del genere consapevolmente... Per conto mio, avevo semplicente il bisogno di vedere lei, per avere una conferma, sai tante volte... Mi accompagna in macchina.

Guidava come un follecorreva e sbandava quanto la sua vita, presto lo avrebbe fatto piu' della sua stessa vita... lo guardavo e pensavo a Orlando... presto sara' abbrustolito in una sterzata troppo azzardata, a infestare l'aria di fetore d'arrosto umano... Faceva lo spaccaitore, 2 volte in carcere, 3 volte espulso, 1 volta respinto alla frontiera, 3 volte tornato col gommone. La Miss "Io Torino elegante" stava con uno spacciatore, che parlava come una bestia... niente di male, ma l'insieme mi sembrava comico. In fondo non ce la facevo a volerli male, forse sarebbe stato opportuno, visto che era mio rivale da 5 mesi... peccato che non lo sapevo, sarebbero stati piu' interessanti.

Arrivati alla casa dello studente, lei stava sdraiata sul letto, diceva di aver avuto un mancamento, in realta' aveva preso i suoi ansiolitici e aveva finto il malanno per denigrare le colpe... funzionava. la vecchia volpe, sorrideva col muso sul cuscino... Appena riusciti a tenere lui fuori dalla stanza, ha avuto pure la faccia tosta di darmi la colpa di cio' che era avvenuto... "Per colpa tua sono nella merda!" Le rispondo, "No questa merda e' la tua merda." Le dico di lasciare sto pazzo, che tanto gli rimaneva poco sul pianeta terra, che erano due palle...

Ognittanto rientrava il miserabile, innervosito dai dialoghi sottovoce, poraccio, era ridotto male, cercavo di gestire la sua personalita'...  poteva diventare pericoloso, se non veniva controllato... E. ci riusciva, gli diceva qualcosa nella loro lingua. Il poraccio diceva cose senza senso "Qua e' tutto mio!Le tue gentilezze non valgono niente!" Poi si riusciva a farlo uscire, e rientrava e poi tutt'accapo, ricominciava, un'altra zaffata di odio, con tutta la morte che lui spacciava dal profondo dell'anima che gli usciva a rutti. La saluto (sempre meglio salutarsi bene, anche per finta che tanto non cambia niente) e me ne voglio andare, lui mi chiude a chiave dentro e ricomincia a inveire, "Tanto fara' cosi' anche con te, e' vendicativa lei, non sai quante me ne ha combinate,'sta troia!", mi sorprendeva l'onesta' sua, lo spirito critico, peccato che stesse parlado della propria fidanzata, peccato davvero. Ho pensato di chiamare la Pula, di denunciare lui, per sequestro di persona, poi lei l'avrebbero indagata per associazione a delinquere, visto che gli dava un tetto, e una macchina, che lui utilizzava per i suoi schifosi lucri... poi a uno cosi', basta che lo saluti che t'arrestano pure a te, ma alla fine non ne valeva la pena... era semplicemente troppo casino per un cornuto. Voleva che lei mi dicesse di starle lontano, mi giro e gli dico di non preoccuparsi che sarei stato io alla larga da lei! Ho salutato la sorella, raccontato due cazzate e via! mai piu'!Meglio starsene alla larga... che non e' mai troppo tardi, per finire zuppo nella merda altrui.

E. se mai ti capiterà di leggere queste pagine, sappi che non ce l'ho con te, credimi, hai semplicemente sbagliato, e adesso pagherai salatissimo questo errore...

Senza il mio aiuto,a Settembre verrai boccaita a chimica, e cosi' a novembre a Biologia, a dicembre scadrà la tua borsa di studio, perderai l'alloggio alla casa dello studente e sarai per strada... lavorerai, ma a Torino, che qua l'unico che ti poteva aiutare a trovare un lavoro ero io... te ne andrai da Roma, senza aver dato 1 esame e senza fartene nulla di questi 2 anni e mezzo della tua vita (che nella tua follia, credi di vivere consumando la vita di chi sfrutti; ma e' sempre la tua ad andar via ogni istante!) in questa citta', che in fin dei conti non rispetti, e che non ti rispetta di conseguenza. Bastava che me lo dicessi, ch'eri tornata col tuo ex... ti avrei aiutato ugualmodo, come ho aiutato tant'altre persone nei guai... fin quando ne avresti avuto bisogno, veramente, ma non l'hai fatto... Hai sbagliato. Ero la tua unica speranza di fare qualche esame... prima di dicembre, faceva la differenza, veramente. Magari avresti lavorato mentre studiavi, lo fanno in molti, e ce la fanno. Ora non ti posso più aiutare, il tuo buddha della compassione si è spento dinanzi al tuo egoismo, alla tua ignoranza... e ora non ti rimane che quel uomo, che gli puzza l'alito di Morte.

 

Forse c'era finalmente qualcosa di buono...

Durante la notte, sono sbucato dalla tenda, faceva troppo caldo dentro in due... ho preso un sdraio da un impianto balneare, c'erano dei senegalesi che vigilavano gli sdraio. Esiste tutto un popolo d'immigrati che vivono di lavoro duro, come questo, senza una minima garanzia, all'oscuro della gente benestante che sarebbe venuta a sdraiare le loro pancie lardose sulla spiaggia la mattina a seguire. Soffiava un certo vento... in lontananza il cielo tuonava forte... s'illuminava il cielo di grigio, si scrutavano allora le nuvole assedianti attorno alle nostre tende. Dietro di noi i monti a strapiombo, davanti il mare. Galleggiava la boa di sicurezza a qualche metro dal bagnasciuga... era un mare balordo quello, ti s'inghiotta in un boccone solo, quello.

E. si è seduta accanto a me in vestaglia... aveva una scucitura alla schiena... era simpatica, "io Torino elegante! Io Torino fine!" e poi si presentava con una scucitura. Mi guardava preoccupata... di non capirmi... ma quando è che mi ha mai capito? che differenza fa? "Che hai?" "niente." ero come sempre vi giuro.

Il mare sembra sempre una gran scoperta, non si fa altro che sperare che ti racconti qualcosa. Lo guardavo, o ascoltavo, ma niente. Oggi taceva non era proprio cosa. In quel nero che è il mare di notte, c'è tutto ciò di cui non osiamo domandarci...continuiamo a contemplarlo da millioni di anni, senza mai capirci un gran che. 

G. è spuntato dalla sua tenda, sorpreso, "vi siete messi sullo sdraio?" Ho rimesso lo sdraio a posto e siamo tornati in tenda... Lo splendore, la poesia, i sogni... son tutti svaniti. Non ci riuscivo più... è questo vivere? divenire sempre più incapaci di esterefarsi? A forza di resistere a pene insopportabili ci avviciniamo alla non-sofferenza; ma a quale prezzo?

Ritorniamo a roma, rimedio un abito per G. per lavorare, E. mi fa "ma dove ce le hai queste cose?"... Mi guardava un po' sorpresa... è vero che non ha mai capito niente di me. La saluto, saluto loro e ciao. Il giorno dopo mi sono alzato contento, rilassato, forse c'era finalmente qualcosa di buono in questo mondo assurdo.

Dunque, avevamo montato le tende rivolte verso il mare.

Una volta sarei rimasto sconvolto da una cosa del genere...

a crederci c'è dell'assurdo... una settimana a correre dietro a G.&M. i due torinesi in fuga da torino,alla fine le cose sembravano sistemarsi... G aveva un lavoro in una immobiliare, e aveva ricevuto una seconda offerta da un centro TIM. Dormivano nel furgoncino... li avrei ospitati a casa, ma nemmeno io sono un maharaja. Lei continuava a inveire contro i suoi genitori adottivi, al padre soprattutto che si era speso i soldi della figliastra in cocaina, i soldi che le servivano adesso... "Grazie kyo, è merito tuo."mi faceva G. Alla fine è bastato poco, li ho portati un po' in giro e ha fatto tutto da solo. Decidiamo di partire nell'insegna della serenità verso il mare. G. dice che ne conosce uno... siamo finito in basilicata dopo 5 ore di macchina... alla faccia dell'uscita di fine settimana.

E. si era accollata, sembrava quasi strano vederla cercarmi... mi ero abituato male... o forse ero già corazzato... Il problema in realtà era converso... Lei mi guardava forse un po' orgogliosa, che mostrassi tutta questa generosità, o chissà.

Siamo giunti al mare ormai notte, non si vedeva più niente. Ci saremmo infilzati le orbite con le stecche della tenda. Una mera follia. Alla fine fiorellino monta tutte e due le tende. Una pizza e poi la notte. A pensare e a sognare la poesia si fa molto presto, ma dinanzi alla sua fenomenologia, ci si riduce presto ammutoliti. "Fino a 18 anni tutti scrivono poesie, ma dopo si distinguono due categorie: i poeti e i cretini." diceva Benedetto Croce.

Dunque, avevamo montato le tende rivolte verso il mare. Smbrava di essere al teatro col mare... Lontano dall'universo folle della metropoli, ero giunto al mare,.

Romance & Cigarettes - John Turturro

Oggi ho visto...

Romance & Cigarettes

Regia: John Turturro
Sceneggiatura: John Turturro

Anno: 2005
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione: Nexo
Durata: 115'
Data uscita in Italia: 05 maggio 2006
Genere: musicale

Tula Kate Winslet
Nick Murder James Gandolfini
Kitty Kane Susan Sarandon
Cugino Bo Christopher Walken
Angelo Steve Buscemi

Strano musical, veramente. Ha anche un certo senso dell'humor particolare. Buono.

Voto:7.7

La Terra - Sergio Rubini

Oggi ho visto...

 

La Terra

 

Un film di Sergio Rubini. Con Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Emilio Solfrizzi, Massimo Venturiello, Claudia Gerini, Giovanna Di Rauso, Sergio Rubini, Marisa Eugeni. Genere Thriller, colore, 112 minuti. Produzione Italia 2006.

Ambientazione spettacolare nella cuore del salento... forse la sceneggiatura non è altrettanto forte ma non è male. Peccato per il plot solito meridionale della mafia e mafietta locale... quando vedremo un film che trovi qualcosa d'inesplorato da raccontare di questa terra magnifica?

Voto:7.2

Radio America - Robert Altman

Oggi ho visto...

A Prairie Home Companion

RADIO AMERICA

locandina del film RADIO AMERICA

 

Genere: commedia

 

Cast: Meryl Streep, Lindsay Lohan, Woody Harrelson, Kevin Kline, John C. Reilly, Tommy Lee Jones

Anno: 2006

Durata: 100'

Nazione: Stati Uniti

Regia: Robert Altman

Sceneggiatura: Garrison Keillor

Distribuzione: Medusa

Fotografia: Edward Lachman

Scenografia: Dina Goldman 

Musiche: Richard Dworsky

 

Benvenuti nel cinema d'autore di Robert Altman. Devo dire purtroppo che quando non fa un drammatico, Altman mi noia a morte... e visto che nella bara è sempre meglio finirci più tardi, me ne sono andato via a metà film.

 

Voto: S.N. (non posso giudicare ciò che non ha visto tutto.)

"Viaggio al Termine della Notte" - Louis Ferdinand Céline pg.221

pg.221

       "Piccole colline pelate, boschetti di betulle intorno a laghi minuscoli, gente che leggeva qua e la' dei rotocalchi grigiastri sotto il cielo pesante di nuvole di piombo. Evitavamo con Molly le confidenze complicate. E poi, lei era decisa. Era troppo sincera per ave-re molte cose da dire a proposito di un dispiacere. Quelche le capitava dentro le bastava, nel suo cuore. Ci abbracciavamo. Ma io non l'abbracciavo bene, come avrei dovuto, in ginocchio a essere sinceri. Pensavo sempre un po' a un'altra cosa al tempo stesso, non perdere tempo e tenerezza, come se volessi conservare tutto per un non so che di meraviglioso, di sublime, per piu' tardi, ma non per Molly, e non per questo. Come se la vita si portasse via, mi nascondesse quel che volevo sapere di lei, della vita in fondo al buio, mentre avrei perso il mio slancio ad abbracciare Molly, e che allora non ne avrei piu' avuto abbastanza, e che avrei perso tutto in fin dei conti per mancanza di forza, che la vita mi avrebbe ingannato come tutti gli altri, la Vita, la vera amante dei veri uomini. Tornavamo verso la folla e poi la lasciavo davanti alla sua casa, perche' la notte, lei era presa dalla clientela fino alle ore piccole. Mentre lei era occupata con i clienti, sentivo ugualmente un senso di pena, e questa pena mi parlava cosi' bene di lei, che la sentivo ancora più vicina che nella realtà. Entravo in un cinema per passare il tempo. All'uscita del cinema salivo su un tram, qui e lì, e facevo escursioni nella notte. Dopo le due passate salivano i viaggiatori timidi d'una specie che non s'incontra quasi prima di quell'ora, sempre cosl pallidi e sonnolenti, come docili fagotti, fino ai sobborghi."

Notte fonda a Libano

Eccovi un blog serio, su questa faccenda.


lombandre

Inguaiati fino al collo dai debiti da saldare e debitori che non saldano.

Sono venuti degli "amici" di Fiorellino, Lei incinta di 8 mesi, Lui nella merda. è incredibile come certa gente abbia la faccia tosta di chiederti aiuto dopo averti pugnalato dalle spalle... Li avrei arsi nel fuoco gelido dell'inferno per quello che le ha fatto lei, ma forse è cambiata lei, ora che è madre, bisognava aiutarli comunque, per la bimba che deve nascere. Inguaiati fino al collo dai debiti da saldare e debitori che non saldano. Si sono tuffati a Roma nella speranza di confondersi e di diventare irraggiungibili... ci sono delle città che si sono costruite così, da persone che volevano sfuggire per sempre dal proprio passato, e dalle pugnalate di gente a cui si aveva affidato la propria esistenza. Un modo per ricominciare.
Dunque si sono scelti Roma, i due torinesi. Al telefono argomentavano presi dall'odio, urlavano, ricattavano, combattevano gli infami...  Vedendoli mi chiedevo chi fossero realmente loro due... i simili finiscono per stare sempre tra di loro e se erano circordanti da drogati e ricchi bastardi... Di loro francamente non me ne poteva fregare niente, ma il pancione di lei mi chiedeva di salvarli il culo che tra 2 mesi deve uscire di casa pure lei. Dai mille problemi di questi due da risolvere, "fai qualcosa" mi faceva fiorellino tra un "non ce la faccio più a vederli." e un altro. Ci contava non si può deludere lei... è l'unica cosa che riesca a darmi un po' di vita. Bisogna stupire la vita, in ogni istante, abbagliarla con la luce delle imprese assurde... e sperare che non riesca mai a vederti bene... e soprattutto che non ti trovi assieme al suo buio, prima del giugersi della morte.

Gli ho dato un numero di una tizia che affitta la casa per l'estate,  abbiamo fatto dei giri per tutta roma per trovare un lavoro al marito. Non gli è voluto niente... alla terza Tecnocasa, lo hanno assunto. Non poteva che andare così in fondo... gli occhi di un padre che pensa al nascituro fanno più luce di questo buio ch'è l'esistenza moderna. E se non ci si aiuta tra poveri... malgrado lo schifo che ci si fa.

Notte in Libano

US Secretary of State Condoleezza Rice , left, shakes hands with Lebanon's Prime Minister Fuad Saniora, right, at the government house, in Beirut, Lebanon, Monday, July 24, 2006. Rice made a surprise visit to Lebanon to launch diplomatic efforts aimed at ending 13 days of fighting as Israeli ground forces pushed deeper into the country in heavy fighting with Hezbollah guerrillas. [AP]

Stringere la mano di questa donna significa o associarti a delinquere o condannarti all'inferno...

 

"Una cattiva pace e' peggiore anche di una guerra." - non mi ricordo chi.

Munich - Steven Spielberg

Munich (2005)


Un film di Steven Spielberg. Con Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Geoffrey Rush, Hanns Zischler, Ayelet Zorer, Sharon Alexander, Bijan Daneshmand, Marie-Josée Croze, Ciarán Hinds, Omar Metwally, Dov Reiser. Genere Drammatico, colore, 164 minuti. Produzione USA 2005.

 

Decisamente il miglior film di Spielberg. Abbandona quella infantilita' che ai piu' scettici del suo cinema dava fatidio... in questo film lo si puo' contestare per le sue idee ma non lo si puo' piu' beffeggiare. Spielberg gira sempre da dio ma l'ho sempre considerato un idiota, e questo film mi fa rimangiare tutto. Munich fa riferimento al sequestro finito malissimo di 9 atleti Israeliani e la risposta del Mossad ai Fedayn in tutta l'europa. e' chiaro che e' di parte, ma non cade nel patetico. Film molto bello, andatelo a vedere.

Voto: 9.2

Notte fonda nel mio animo.

Vi chiedo se vivere assieme a tutta la pena di questo mondo, abbia un senso...

Silent Hill - Christophe Gans

Silent Hill (2006) 


Un film di Christophe Gans. Con Radha Mitchell, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger, Kim Coates, Tanya Allen, Alice Krige, Jodelle Ferland, Colleen Williams. Genere Horror, colore, 120 minuti. Produzione Giappone, USA, Francia 2006.

 

Dall'omonimo gioco della PS, finalmente un Horror come si deve, in pieno stile Yamaoka, un tuffo nel supernaturale e nell'angoscia... non e' un horror fondato sullo spavento o sul paranormale, ma sui drammi personali. Chi ha giocato sulla PS sa benissimo di cosa parlo. Arie, avvolte nostalgiche, avvolte maledette. Straordinarie certe scene di trasformazione con l'arrivo del "buio", la materia assume significati binomiali... correte se sentite le sirene...

E' particolare l'atmosfera di ORRORE, ripresa dagli orrori veri del nostro passato (2 guerra mondiale), sirene, bunker, maschere da Gas, bambini che piangono, madri che cercano i figli...

Ottimo il finale... coerente.

A me e' piaciuto molto. Se sieti esperti di horro, o se avete giocato alla PS, ve lo consiglio ampiamente.

Voto:10.0        per un'opera indimenticabile del genere suo.

--==SPECIALE==-- La 25a Ora - Spike Lee

oggi ho rivisto...

La 25a Ora - Spike Lee

 

 

Genre Crime; Drama
Director Spike Lee
Producer Jon Kilik; Spike Lee; Julia Chasman
Writer David Benioff
Studio Disney / Buena Vista

Language English
Running Time 135 mins
Country USA
Color Color

Edward Norton Monty Brogan
Philip Seymour Hoffman Jacob Elinsky
Barry Pepper Frank Slaughtery
Brian Cox James Brogan
Rosario Dawson Naturelle Riviera
Anna Paquin Mary D'Annunzio
Tony Siragusa Kostya Novotny
Levani Outchaneichvili Uncle Nikolai (as Levani)
Tony Devon Agent Allen
Misha Kuznetsov Senka Valghobek
Michael Levanios Jr. Uncle Nikolai
Isiah Whitlock, Jr.

Agent Flood

 

Decisamente il flm che mi ha sconvolto di piu'.

Sono le ultime ore di Monty, spacciatore di eroina, tradito dal suo collega finisce in manette. Si sa', finire in galera in una citta' come New York non e' come affatto come finire a Regina Coeli. E' letterarmente, come essere condannati a morte. Monty lo sa.

25th Hour

Attenzione, non e' un polizziesco, e' un drammatico. Inevitabile la mea culpa di Monty: aveva una vita che malgrado le difficolta' poteva essere diversa, ma invece hai rovinato tutto, brutto stronzo! Incredibile la scena davanti allo specchio, una autentica caccia al colpevole non materiale, ma esistenziale al proprio dramma. Di chi e' la colpa? dei negri di Harlem? dei Coreani? dei Russi mafiosi? degli Ebrei di Downtown? dei Gay? di Gesu'? di Bin Laden? di Bush? Monty si risponde davanti lo specchio,"No, e' colpa tua ..."

Una scena che e' ripresa dal suo primo film "Fai la Cosa Giusta", scena che allora aveva una connotazione razzista, in questo film lo carica di nuovi elementi... molto piu' complicati e astratti. E' una carrellata del Male del 2000.

Edward Norton in '25th Hour'

per il capolavoro di questo calibro,

Voto: 12.0